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mercoledì 27 gennaio 2021

Recensione "Le valigie di Auschwitz" di Daniela Palumbo

Buongiorno Lettori e buon mercoledì, come state? Oggi ho deciso di saltare l'appuntamento con gli aggiornamenti di lettura per parlarvi invece di un titolo per ragazzi che ho letto per celebrare la Giornata della Memoria, che cade sempre il 27 gennaio. Se vorrete farmi sapere nei commenti cosa ne pensate di questo titolo ne sarei felice, ma ditemi anche che cosa avete letto voi a tema, o quali titoli mi consigliate per approfondire questo periodo storico ancora così triste e doloroso.


Le valigie di Auschwitz ha vinto il Premio letterario
Il Battello a Vapore 2010

Titolo: Le valigie di Auschwitz
Autore: Daniela Palumbo
Prezzo: 11,00€
Pagine: 192
Età: a partire dai 10 anni
Pubblicazione: 2011
Editore: Piemme

 

Trama: Carlo, che adorava guardare i treni e decide di usarli come nascondiglio; Hannah, che da quando hanno portato via suo fratello passa le notti a contare le stelle; Émeline, che non vuole la stella gialla cucita sul cappotto; Dawid, in fuga dal ghetto di Varsavia con il suo violino. Le storie di quattro ragazzini che, in un'Europa dilaniata dalle leggi razziali, vivono l'orrore della deportazione.

Non serve conoscere le persone per sentirne la mancanza,
basta un nome scritto sopra una valigia.

 

Come sono certa saprete, oggi si celebra la Giornata della Memoria, ricorrenza internazionale mirata a commemorare le vittime dell'Olocausto. Per questo tutti gli anni, il 27 gennaio, cerco di proporvi una lettura che in un modo o nell'altro affronti questa tematica. Naturalmente stiamo parlando di un periodo storico che andrebbe approfondito e celebrato anche durante il resto dell'anno, ma ho sempre pensato che avere una data fissa sia importante, spinge le persone ad avvicinarsi a storie che, altrimenti, probabilmente non leggerebbe. Quest'anno, avendo a disposizione poco tempo, ho voluto dedicarmi ad un titolo per lettori molto giovani che avevo in casa da tanto tempo. Nel 2010 Le valigie di Auschwitz ha vinto il premio Battello a Vapore, quindi ero molto curiosa di scoprire se mi sarebbe piaciuto, e a lettura terminata posso dire che per il target a cui è rivolto è sicuramente un titolo valido. Il libro è indicato dai 10 anni in su e, se ripenso alla me bambina - o a mio figlio, che non ha ancora l'età consigliata per questa lettura, ma quasi - mi rendo conto di quanto deve essere difficile bilanciare argomenti e intensità, in un caso simile. A quest'età i giovani lettori possono iniziare ad avvicinarsi alla storia del popolo ebraico, ma è necessario usare le giuste parole, per raccontare l'orrore che è stato e che, speriamo, non si ripeterà mai più. La lettura per me è stata molto scorrevole, la narrazione segue le storie di quattro bambini ebrei e di come, insieme alle rispettive famiglie, vivono l'arrivo delle leggi razziali e, in seguito, la paura della deportazione. Ho trovato molto interessante avere più punti di vista: Carlo vive in Italia, Hannah e Jacob in Germania, Émeline in Francia e Dawid in Polonia. Quattro paesi, quattro famiglie che a modo loro affrontano la guerra, la povertà e le privazioni. Il libro riesce a dare una prospettiva realistica ed interessante di ciò che succedeva durante il periodo delle deportazioni, mantenendo sempre un linguaggio e uno stile semplice e scorrevole. Sul fronte educativo non ho nulla da dire, offre ottimi spunti di riflessione e insegnamenti, è il tipo di romanzo che penso dovrebbero proporre le scuole come lettura di classe per introdurre l'argomento. Al di fuori dell'ambiente scolastico consiglierei comunque di leggerlo insieme ai più giovani, perché per quanto soft, le tematiche restano crude e tristi e penso che per i ragazzi sia importante potersi appoggiare ad un adulto per esprimere dubbi o chiedere chiarimenti. Per me è stata una lettura valida e interessante, non posso dire che mi abbia straziata particolarmente, ma questo perché ormai sull'argomento ho già letto e visto molto, quindi ero ben preparata. Certo è che rimanere impassibili di fronte alle storie di questi bambini è impossibile, quindi è un titolo che vi consiglio. La letteratura per adulti offre moltissimi titoli, biografie e storie vere sull'accaduto, ma penso che Le valigie di Auschwitz sia adatto a qualsiasi età. Quando sarà abbastanza grande lo rileggerò sicuramente insieme a mio figlio.

Una speranza è una speranza. Punto. E una valigia è il posto giusto per conservarla. Perché c'è spazio per andare, e per tornare. Di solito è così che funziona. Ma non per questa storia, non per quelle valigie.

Se avete letto questo libro, cosa ne pensate?
E quali titoli mi consigliate per celebrare la Giornata della memoria?

lunedì 12 ottobre 2020

Recensione "Il corpo" di Carol Ellis (Speciale Halloween)

Buongiorno Lettori e buon lunedì, come state? Spero abbiate trascorso un bel weekend, magari in compagnia di una bel romanzo. Il mio è stato decisamente un fine settimana all'insegna dei dolci dato che mio marito ha compiuto gli anni e le torte non sono mancate. Tra una forchettata e l'atra di cheesecake, però, sono riuscita a preparare la seconda puntata di questi Speciale Halloween 2020 che, come vi ricordo, quest'anno consistono in quattro recensioni da brividi. Questa volta ho deciso di parlarvi in un giallo per ragazzi recentemente ripubblicato da Piemme nella collana Giallo & Nero!




Titolo: Il corpo
Autore: Carol Ellis
Prezzo: 9,90€
Pagine: 192
Pubblicazione: 2020
Editore: Piemme

 

Trama: Melanie è nuova in città e sta cercando un lavoretto estivo, quando trova sul giornale la richiesta di una lettrice affidabile. La proposta sembra perfetta per lei, finché non si ritrova in una grande villa che pare uscita da un romanzo gotico, a leggere per una ragazza paralizzata, Lisa. Mentre scorrono le pagine di Jane Eyre, Lisa trova il modo di comunicare a Melanie che qualcosa di sinistro si cela dietro l'incidente che l'ha ridotta, pressoché muta e immobile, sulla carrozzina. Melanie ricostruisce così una «trama d'orrore» da dipanare con cautela per salvare Lisa... e se stessa.

Tra i tanti generi che leggo i gialli non sono esattamente al primo posto, anche se non mi dispiacciono, ma quando ho scovato Il corpo non ho proprio resistito! Pubblicato per la prima volta nel 1996 e riproposto quest'anno da Piemme con una nuova veste grafica, questo romanzo per ragazzi si è rivelato fin dalle prime pagine molto carino e avvincente. Il fatto che sia una storia piuttosto datata si sente, ma non è fastidioso anzi, per me è stato come fare un tuffo nel passato, si tempi in cui da ragazzina trascorrevo i pomeriggi divorando i miei primi thriller/horror della collana Mondadori Junior. Facendo qualche ricerca ho scoperto che l'autrice ha collaborato alla stesura di alcuni Piccoli Brividi e la cosa non mi ha sorpresa affatto, anzi, nonostante ne Il corpo non siano presenti elementi paranormali, mentre lo leggevo non ho potuto fare a meno di pensare che sarebbe stato un titolo perfetto per la collana dei Piccoli Brividi, e adesso so perché. Essendo composto da meno di 200 pagine non voglio svelarvi molto sulla trama, vi basti sapere che la protagonista, Melanie, è in cerca di un lavoretto estivo, e viene assunta in una vecchia villa dall'aspetto misterioso per leggere a Lisa, ragazza della sua età ma costretta su una sedia a rotelle a causa di un incidente. Muta per cause sconosciute e quasi totalmente paralizzata, grazie alla lettura Lisa riuscirà a comunicare silenziosamente con Melanie e l'avventura da qui in poi si sviluppa in maniera tanto serrata che qualunque dettaglio in più sfocerebbe nello spoiler. Com'è facile immaginare, Melanie capisce subito che dietro all'incidente della ragazza si nasconde qualcosa di ancora più tragico, e inizierà ad indagare per scoprire la verità. Come dicevo, tra indizi e codici segreti alla protagonista non ci vuole molto per mettere insieme i pezzi, e il romanzo giunge all'epilogo piuttosto velocemente e, devo ammetterlo, in maniera un po' ingenua. La verità viene a galla in modo un po' banale, e nello stesso modo si risolve tutta la faccenda, ma non posso dire che il romanzo sia stato una delusione. La trama è molto semplice e lineare, non ci troviamo davanti ad un capolavoro dell'horror, ma si tratta comunque di una storia per i più giovani perfettamente godibile e molto valida, dalle sfumature grottesche e con alcuni momenti carichi di suspense. Personalmente ho seguito con curiosità le indagini di Melanie, ero curiosa di scoprire come sarebbe andata a finire la storia e nonostante la semplicità è stato di grande compagnia. Un aspetto positivo è che essendo breve si divora tranquillamente in una giornata e lo stile scorrevole dell'autrice ha saputo tenermi incollata alle pagine. In definitiva, ci troviamo davanti ad un romanzo dedicato ad un pubblico di lettori molto giovani (indicativamente dai 10 - 12 anni in su) che segue la scia dei Piccoli Brividi, ma offre anche qualche ottimo spunto di riflessione. Non è un libro perfetto, anzi, presenta diverse sbavature nella trama, ma sono comunque contenta di averlo letto e ve lo consiglio se cercare un racconto dalle sfumature macabre da divorare in poche ore... meglio ancora se durante la notte di Halloween!


Avevate mai sentito parlare di questo titolo?
Vi incuriosisce?

martedì 6 ottobre 2020

Review Party "La gita del terrore" di Katherine Arden (Speciale Halloween)

Buongiorno Lettori e buon martedì, come state? Come avrete capito dal titolo, oggi vi tengo compagnia con un post molto speciale! Prima di tutto perché è da un po' che non partecipavo ad un Review Party e poter leggere in anteprima libri così carini è sempre un grande onore, e in secondo luogo perché con questa recensione diamo finalmente il benvenuto alla rubrica Speciale Halloween 2020! Se mi seguite da un po' saprete che al mese di ottobre dedico sempre dei post specifici, e per quest'anno il programma è piuttosto semplice: ho pensato di recensirvi 4 titoli - uno a settimana - per ragazzi, perfetti per il periodo di Halloween! Dopo La gita del terrore vi parlerò di un giallo per ragazzi e poi di un libro illustrato, per l'ultima puntata invece sono ancora indecisa tra due titoli, ma c'è tempo. Spero che questa serie di post vi piacerà! Adesso però vi lascio alla recensione e ringrazio ancora una volta Mondadori per la copia omaggio. Naturalmente vi invito a passare anche sui blog delle altre ragazze che partecipano all'evento per scoprire il loro parere su questo romanzo e, se vi va, vi aspetto alla prossima puntata degli Speciale Halloween!


C'è sempre una qualche storia di fantasmi.
Che ci piaccia o no.

Titolo: La gita del terrore
Serie: Small spaces #1
Autore: Katherine Arden
Prezzo: 16,00€
Pagine: 192
Pubblicazione: ottobre 2020
Editore: Mondadori

 

Trama: Ollie ha undici anni, e da quando la sua geniale e avventurosa mamma non c'è più, si sente sempre un po' fuori posto nel mondo. Il suo unico rifugio è la lettura. Così, quando vede una sconosciuta che sta per gettare un piccolo libro nero nel torrente, d'impulso decide di salvarlo: glielo ruba e scappa via. In una notte di pioggia e vento inizia a leggere l'inquietante storia di un patto d'amore maledetto racchiusa tra le pagine del misterioso libriccino. Il giorno dopo scopre che la meta della gita di classe è proprio la fattoria della storia, un luogo che esiste davvero e che rivelerà un passato di misteri e sparizioni inspiegabili. Durante il viaggio di ritorno dalla fattoria il pullmino sul quale viaggiano Ollie e i suoi compagni si ferma... Mentre cala il buio e si alza una strana nebbia, sull'orologio rotto di Ollie, un ricordo della mamma, compaiono un conto alla rovescia e un messaggio inequivocabile: VIA!

Non so se succede anche a voi, ma appena inizia ottobre vengo travolta dalla voglia di dedicarmi a letture cupe e misteriose, in attesa di poter festeggiare Halloween. Quest'anno non è stato diverso, e sono felice di poter dire di essere partita alla grande con La gita del terrore! In primo luogo si tratta di un middle grade davvero ben scritto, ma su questo non avevo dubbi dato che conoscevo già l'autrice grazie alla sua trilogia Fantasy La notte dell'inverno. Ma tornando a Small Spaces - titolo originale di questo romanzo per ragazzi - sono rimasta piacevolmente sorpresa nello scoprire che è sì il primo volume di una saga composta da quattro libri, ma ogni volume è dedicato ad una stagione e di conseguenza ad un'avventura pressoché autoconclusiva! Questo primo romanzo è ambientato ovviamente in autunno e io l'ho trovato davvero avvincente, non avrei potuto chiedere di meglio per entrare nel mood di Halloween. Fin dalle prime pagine ho apprezzato moltissimo lo stile dell'autrice, molto scorrevole e appassionante, ma a colpirmi ancor di più è stata la dinamica familiare: Ollie, la protagonista, ha da poco perso l'adorata mamma e vive sola con un papà un po' stravagante, affettuoso e triste. Ho apprezzato moltissimo come, seppur non sia il punto centrale della storia, il lutto abbia un ruolo fondamentale in tutto il romanzo. Penso che la tematica della perdita sia stata trattata in maniera valida e delicata, dona un pizzico di nostalgia al romanzo ma riesce ad avere comunque un risvolto positivo ai fini della trama e trasmette un bel messaggio. Ennesima conferma di quanto sia importante parlare ai giovani lettori del lutto e, attraverso gli ostacoli superati dai personaggi, dar loro uno spunto di riflessione educativo e positivo. La gita del terrore in questo riesce benissimo, unisce avventura, pericolo e il dolore della protagonista in un'intrigante avventura dalla tinte horror.

C'è sempre una qualche storia di fantasmi. Che ci piaccia a no. Ovunque tu vada in questo enorme, terribile mondo meraviglioso troverai sempre una storia di fantasmi ad aspettarti. A volte inventata, a volte no.

La storia di per sé è ben sviluppata e scorrevole, dato che conta meno di 200 pagine la considero una lettura perfetta da divorare la notte di Halloween. Non essendo eccessivamente lungo il romanzo trascina il lettore nel cuore dell'avventura fin dalle prime pagine e la trama mantiene un ritmo serrato che appassionerà facilmente anche i lettori più giovani. È davvero interessante il modo in cui una semplice gita scolastica si trasforma in una storia di fantasmi e di pericoli, popolata da spaventapasseri malvagi, campi di grano e misteri venuti dal passato. Penso che il punto forte di questo libro sia soprattutto l'atmosfera cupa e autunnale che caratterizza tutta la storia, mi sono sentita davvero trasportare insieme a Ollie, Coco e Brian in questa mostruosa lotta contro il tempo per riuscire a sfuggire all'orrore. Mi è piaciuto molto anche il legame di amicizia che si è creato tra i personaggi, costretti ad unire le forze per sopravvivere. Ognuno di loro possiede pregi e difetti molto realistici ed è stato divertente vederli collaborare, seppur con un'iniziale riluttanza. Il finale, poi, non è stato affatto deludente! Diciamo che non avrei disdegnato qualche pagina in più nella parte dello scontro finale, ma è stato comunque un bel momento, carico di tensione ed effetto, sono certa che da ragazzina lo avrei amato moltissimo. Anche letto da adulti, però, ha il suo perché! Dopo essere rimasta incollata alle pagine fino all'ultima riga e averlo divorato tutto in un'unica notte di pioggia non posso far altro che consigliarvelo, si tratta di un romanzo validissimo e scorrevole, che regala un mix perfetto di brividi, risate e adrenalina, sullo sfondo di una cupa notte autunnale. Se come me amate Halloween e volete ingannare l'attesa con una storia di fantasmi, misteri e zucche è il titolo perfetto, lo divorerete in un soffio! Io sono davvero felice di averlo letto, ha tutto quello che cerco in un bel middle grade e spero con tutta me stessa che gli altri volumi della serie non tardino ad uscire, in particolare mi incuriosisce moltissimo il secondo libro, ambientato in inverno nel mezzo di una tempesta di neve.


Cosa ne pensate di questo titolo, vi ispira? Lo leggerete?

lunedì 8 giugno 2020

Recensione "La Casa Prigioniera del Tempo" di Sarah Singleton

Buongiorno Lettori e buon lunedì, come state? Avete trascorso un weekend piacevole, nonostante il brutto tempo? Non so da voi, ma qui ci sono stati temporali fortissimi e pioggia a non finire, che hanno creato l'atmosfera perfetta per scrivere la recensione di questo splendido romanzo per ragazzi! Oggi infatti vi lascio il mio parere su La Casa Prigioniera del Tempo, che mi era stato regalato da una ragazza che, evidentemente, conosce benissimo i miei gusti letterari. Fatemi sapere se avevate già sentito parlare di questo libro e magari cosa ne pensate, io sinceramente non lo conoscevo!


Il romanzo vincitore del Booktrust Teenage Prize 2005

Titolo: La Casa Prigioniera del Tempo
Autore: Sarah singleton
Prezzo: 14,90€
Pagine: 215
Pubblicazione: 2008
Editore: Piemme



Trama: Century House la casa in cui Macy vive con il padre, la sorellina Caroline e due governanti è avvolta da un velo che la rende invisibile a tutti. I suoi abitanti si svegliano al tramonto, si addormentano all’alba e ogni giorno si ripete identico all’altro, in un perpetuo inverno. Finché una mattina Macy trova sul suo cuscino un fiore di bucaneve. Chi l’avrà lasciato? E per quale motivo? I ricordi di un lontano passato cominciano ad affiorare e la ragazzina decide di scoprire il segreto che circonda la sua famiglia…


Se ripenso al percorso che ho fatto per arrivare ad essere la lettrice che sono oggi, mi rendo conto che il periodo dell'adolescenza è quello che mi ha segnata maggiormente, a livello emotivo. La maggior parte di quelli che sono tutt'ora i miei romanzi preferiti li ho letti in un arco di tempo tra il 2003 e il 2007 circa, e si tratta più che altro di Fantasy per ragazzi, caratterizzati da atmosfere magiche e cupe e dalla presenza di tematiche come il lutto. Negli anni i miei gusti sono maturati e ho letto moltissimi romanzi splendidi, ma il mio cuore di lettrice rimpiange sempre quel meraviglioso periodo delle scuole medie, trascorso immersa in mondi magici. I Fantasy di questi tempi li sento molto diversi da quelli che venivano pubblicati una decina di anni fa, non so spiegare perché, ma quelli più datati mi fanno proprio un effetto diverso sulla pelle, non so se abbiano delle caratteristiche differenti da quelli più moderni o se li trovo migliori perché - inconsciamente - mi ricordano quel periodo del mio percorso di lettrice, fatto sta che quando mi imbatto in un Fantasy di quello stampo non riesco a non innamorarmene, e così è stato per La Casa Prigioniera del Tempo, vincitore del Booktrust Teenage Prize 2005. Per me è stata una lettura splendida, molto scorrevole, di cui ho apprezzato lo stile semplice, ma mai banale. La storia è indirizzata ad una fascia di lettori molto giovani, indicativamente dai 13 anni in su, ma è riuscita a tenere incollata alle pagine anche me, che quell'età l'ho superata ormai da parecchio. Inizialmente potrebbe sembrare un romanzo di fantasmi, i primi capitoli infatti mi hanno regalato quella gradevole sensazione di brividi, mai realmente spaventosa, visto il target, ma che fa comunque il suo effetto, soprattutto se come me siete lettori notturni.

Bisogna avere il coraggio di accettare il passaggio del tempo,
altrimenti è come essere già morti.

Sulla trama però non voglio svelarvi altro perché nel giro di poche pagine la storia prende una piega molto diversa e per me è stata una bella sorpresa! Proprio per questo preferisco non scendere nei dettagli, uno dei pregi di questo romanzo è proprio quello di scoprire poco alla volta qual è il vero segreto che nascondono Century House e la famiglia che la abita, accompagnando la giovane protagonista in un'avventura singolare e ricca di misteri da risolvere. A conquistarmi è stata soprattutto l'ambientazione gotica e tenebrosa, parliamo di una storia ambientata in una fredda notte invernale di un'epoca passata, tra scale scricchiolanti, vecchi specchi impolverati, orecchini di perle e passaggi segreti. Tutti elementi che su di me esercitano a priori un grande fascino, quando leggo storie di case secolari basta unirci un pizzico di magia e una spolverata di mistero  e potete star certi che mi avrete in pugno. La trama comunque non è da meno, certo, avrebbe potuto essere leggermente più approfondita ma trovo che vista l'età a cui si rivolge sia una storia valida e, anzi, che abbia delle idee interessanti e ben intrecciate. Come se l'ambientazione gotica non fosse già sufficiente a conquistarmi, sono rimasta piacevolmente colpita anche dalle tematiche che - in maniera soft, ma comunque efficace - vengono toccate, prima fra tutte l'elaborazione del lutto. Il tema principale della storia è profondamente legato alla perdita delle persone che amiamo e a quanto sia importante affrontare il dolore che la loro assenza provoca. Non aspettatevi un romanzo commovente o pieno di frasi fatte, perché non è così. Si tratta di un'avventura tenebrosa, abbastanza leggera, ma che offre degli ottimi spunti di riflessioni riguardo all'amore e al lutto, capace di trasmettere qualche insegnamento molto positivo, sia ai lettori giovani che a quelli più maturi. Io ho trovato molto bello il modo in cui - non è uno spoiler, si tratta di una mia interpretazione - la condizione di questa casa buia e spettrale sembri rappresentare il dolore nato dalla morte di una persona cara, è un tipo di metafora che secondo me funziona sempre molto bene. Insomma, anche se non la ritengo una lettura perfetta nella sua semplicità a me è piaciuta molto, unisce parecchi elementi per cui vado pazza e tocca delle tematiche non da poco, senza però diventare pesante o triste. Un ottimo romanzo per i giovani lettori in cerca di qualche brivido, ma che nasconde tra le righe anche un messaggio di speranza e di rinascita.


Fatemi sapere se avete letto questo titolo o se vi interessa recuperarlo!

lunedì 2 marzo 2020

Recensione "I Guerrieri delle Maree" di Catherine Doyle

Buongiorno Lettori e buon lunedì, come state, avete trascorso un bel weekend? Da me oggi riaprono le scuole dopo le vacanze di carnevale, sono contenta di tornare ai miei ritmi, ma come al solito la sveglia al mattino non mi fa fare esattamente i salti di gioia. Ma passiamo alle cose belle, marzo è arrivato e, anche se porterà con sé pollini e allergie varie, qui sul blog non poteva cominciare meglio dato che finalmente posso parlarvi di un romanzo che ho atteso con ansia, solo per poi divorarlo e amarlo. Il titolo in questione ovviamente è I Guerrieri delle Maree, uscito meno di due settimane fa. Ringrazio come al solito Mondadori per avermi dato la possibilità di leggerlo e di parlarvene!


Dall'astro nascente della letteratura per ragazzi

Titolo: I Guerrieri delle Maree
Serie: Storm Keeper #2
Autore: Catherine Doyle
Prezzo: 17,00€
Pagine: 264
Pubblicazione: febbraio 2020
Editore: Mondadori



Trama:  Fionn Boyle è il Custode delle Tempeste da cinque mesi, quando terrificanti orde di PredaAnime invadono Arranmore. I seguaci della temuta strega Morrigan sono giunti per farla risorgere e il ragazzo, prescelto per essere il difensore dell'isola, non ha il potere di fermarli: la magia lo ha abbandonato e questa volta il nonno, la cui memoria si fa sempre più labile, non può aiutarlo. Fionn è convinto di avere un'unica speranza: ritrovare il perduto esercito di Tritoni di Dagda. Ma ormai da secoli non si crede più che le feroci creature marine dalla pelle blu e i denti di squalo esistano, e nessuno è disposto a fidarsi di lui. Fionn però non si dà per vinto. E mentre gli abitanti dell'isola si preparano alla battaglia per salvare Arranmore, si lancerà con gli amici Shelby e Sam in una disperata lotta contro il tempo alla ricerca dei leggendari guerrieri. Il destino del mondo grava sulle sue spalle e, senza magia, dovrà fare appello a tutto il suo coraggio.

Ci sono forze più grandi della magia...

Se dovessi spiegarvi come mi sono sentita quando ho potuto finalmente stringere tra le mani questo romanzo, probabilmente direi euforica e terrorizzata. Dopo un'attesa durata quasi un anno l'idea di tornare ad Arranmore e di vivere nuove avventure insieme al Custode delle Tempeste aveva creato altissime aspettative, temevo che dopo aver amato il primo volume al punto di sceglierlo come miglior lettura del 2019 avrei potuto rimanere delusa, d'altronde non ho mai fatto mistero del mio pessimo rapporto con i volumi centrali di saghe e trilogie. Come previsto, però, I Guerrieri delle Maree non solo mi è piaciuto tantissimo, ma ha risvegliato in me emozioni che non provavo da tanto tempo. Come al solito non mi addentrerò troppo nella trama per evitare qualsiasi tipo di spoiler, vi basti sapere che ad Arranmore sono trascorsi pochi mesi da quando abbiamo lasciato Fionn e gli altri personaggi nel primo volume, e che Morrigan, l'oscura strega sepolta nelle viscere dell'isola, è in procinto di svegliarsi. Neanche a dirlo, ho divorato il romanzo nel giro di due notti, totalmente rapita dalla magia del Custode delle Tempeste e dalla potenza dell'isola irlandese che tanto mi è rimasta nel cuore. Il merito è anche dello stile scorrevole ed evocativo della Doyle, che ancora una volta è riuscita a conquistarmi, e del ritmo incalzante della narrazione. Per i nostri eroi infatti il tempo stringe, e quando Fionn e i suoi amici si lanciano in una folle e disperata impresa è letteralmente impossibile non fare il tifo per loro,  trattenendo il fiato insieme all'intera isola.


Tutto ciò che è morente e tutto ciò che è già morto,
D'ansia un'anima è colma, di terrore un cuore è contorto.
Presto il sole a te volterà le spalle, e della notte io mi farò scialle.
Tic tac, Custode delle Tempeste.
Tic tac, arriva il Tristo Mietitor di teste.


La lettura è stata a dir poco magica e coinvolgente, per un paio di notti mi sono concessa di sognare Arranmore e i suoi misteri, e trovo sia meraviglioso come libri di questo genere possano regalare emozioni così forti. Se mi seguite da un po' saprete anche che, oltre ad essere follemente innamorata dei bei romanzi per ragazzi e dell'Irlanda, presto anche molta attenzione ai temi che vengono affrontati nel corso dell'avventura, e la Doyle ancora una volta ha saputo stupirmi. In questo secondo volume ho trovato i personaggi più maturi e consapevoli, non solo della propria forza, ma anche delle proprie debolezze. Il percorso di crescita di Fionn mi sta emozionando molto, così come la sua caratterizzazione che trovo davvero realistica. Penso che l'autrice abbia fatto un gran lavoro nel creare un protagonista del genere, in Fionn convivono coraggio e paura, il desiderio di proteggere l'isola e i suoi abitanti, ma anche il timore di non farcela. Affrontare i propri mostri per il bene di chi ci sta intorno è uno degli atti d'amore più grandi che possiamo fare, e vedere questo ragazzino portare un tale peso sulle spalle mi ha fatto riflettere su quanta forza ci voglia, a volte, per chiedere aiuto e accettare di farci sorreggere da qualcuno. Sarò ripetitiva, ma questa serie continua ad emozionarmi in una maniera sconvolgente, sento nel cuore che Arranmore e la sua magia fanno parte di me, le sento letteralmente mie, e penso che se un romanzo arriva a parlarti in questo modo, non ci sia verso di sfuggirgli. Per me continua ad essere così, amo ogni singola virgola scritta in queste pagine, ogni temporale e ogni alba che sorge sull'isola mi emoziona. E, anche questa volta, lo ammetto, non ho potuto evitare di piangere. Tra le tematiche trattate c'è infatti quella a cui non riesco a restare indifferente: l'elaborazione del lutto. Questo secondo volume è una storia di avventura, di pirati, candele, tritoni e streghe, ma è anche una storia di perdita e di addii, di quelli che ti porti dentro per sempre. Se c'è una cosa che credo di non essere brava a fare è proprio parlare dei libri che ho amato e di quello che mi hanno lasciato. La sensazione di non rendergli giustizia è terribile, ma a parole non saprei davvero come descrivere quanto io mi senta viva ogni volta che torno ad Arranmore, ma forse va bene così, ci sono storie che ci scavano dentro e ci cambiano, e provare a spiegarne il perché è impossibile. La guerra tra Fionn e la strega Morrigan si combatte a colpi di magia, alla luce di una candela, e nell'oscuro mare che circonda l'isola, e io so che lì troverò sempre un angolino che mi appartiene e a cui fare ritorno nei momenti difficili. Non posso sapere se questa serie regalerà anche a voi le stesse meravigliose emozioni, ma se amate il Fantasy per ragazzi dovete assolutamente fare un tentativo, resto dell'idea che sia una delle serie migliori in circolazione, leggetela, vi assicuro che non ve ne pentirete!


Cosa ne pensate di queste serie, vi incuriosisce?

lunedì 3 febbraio 2020

Recensione "Petrademone - Il destino dei due mondi" di Manlio Castagna

Buon lunedì Lettori, come state? Per me questa prima settimana di febbraio è iniziata così così, ho una delle mie solite emicranie e me ne tornerei volentieri a letto ma, visto che non si può, mi sono messa al pc sperando di riuscire a fare qualcosa di utile. Per esempio scrivere - finalmente! - la recensione del terzo volume di Petrademone, che è stata la mia ultima lettura del 2019! Pensavo di riuscire a pubblicarla in gennaio, ma febbraio è già arrivato quindi direi di non procrastinare oltre e di passare subito al mio parere. Come sempre ringrazio la casa editrice per la copia e la pazienza!



Il capitolo finale della saga Fantasy
rivelazione degli ultimi anni

Titolo: Il destino dei due mondi
Autore: Manlio Castagna
Prezzo: 17,00€
Pagine: 492
Pubblicazione: 2019
Editore: Mondadori



Trama: La missione di Frida, Miriam e dei gemelli Oberdan è arrivata alla prova estrema. L'armata del Male capeggiata dalla Signora degli Urde sta devastando i regni ultraterreni di Amalantrah e sconfina nel nostro. Tempeste, cataclismi e creature mostruose portano morte e distruzione in entrambi i mondi. Per fortuna Miriam e Frida scoprono di possedere doni straordinari, anche se devono imparare a padroneggiarli. Al fianco dei quattro amici ci sono anche gli affetti mai veramente persi, nonché entità molteplici e millenarie. Intanto le urla si levano dalle città annientate, e gli animali sacrificati per ridare vita all'Ombra che Divora non bastano più: l'infernale Hundo mira a Valdrada, alle anime dei bambini che dovranno dare consistenza a Shulu. La Luce e l'Oscurità si fanno carne e sangue, gli specchi ingannatori si infrangono, l'amore si spinge oltre la morte: in una corsa contro il tempo nella terra senza tempo, quale sarà il destino ultimo dei due mondi?
Dopo aver dedicato alle avventure di Frida due recensioni, e avervi nominato questa trilogia Fantasy fino allo sfinimento, non credo che Petrademone abbia bisogno di grandi presentazioni ma, se per caso non conoscete ancora questa serie e amate le storie per ragazzi cupe e avventurose, dovete assolutamente recuperarla, parola mia che non ve ne pentirete. Detto questo, ci siamo: con Il destino dei due mondi si conclude ufficialmente questa storia, che tra fughe, pericoli, batticuori e magia è riuscita a regalarmi tantissime emozioni. Come al solito non farò spoiler, ma posso dirvi che, come era già successo con i capitoli precedenti, ho divorato in pochissimi giorni anche questo volume. Pur essendo un bel mattoncino lo stile dell'autore risulta sempre scorrevole e dinamico, la narrazione segue un vasto ventaglio di personaggi, non solo Frida, la nostra giovane protagonista, e questo permette di saltare da un punto di vista all'altro senza mai annoiarsi. Come sempre non mancano i colpi di scena, che tengono il lettore sulle spine fino all'ultima pagina, e ho amato molto le tematiche trattate, si parla spesso di rimpianti e del coraggio di lasciar andare il passato. L'amicizia e l'amore sono il punto centrale di questo romanzo, accompagnati però dalla paura e dalla perdita. Ho apprezzato fin dal primo volume la capacità dell'autore di trasmettere messaggi positivi attraverso la storia di Frida, e questo vale anche per Il destino dei due mondi. In quest'ultimo capitolo la resa dei conti si avvicina, costringendoci a dire addio ad alcuni personaggi. A uno di questi in particolare ero molto affezionata e ammetto di essermi commossa. Non posso negare di aver trovato la parte centrale del romanzo un po' ripetitiva, fosse per me avrei snellito un po' le infinite vicende che separavano i nostri protagonisti dal gran finale, ma nel complesso sono rimasta comunque molto soddisfatta di come si è conclusa la storia. Mi sono divertita, ma l'autore è stato bravissimo a mantenere un costante stato di allerta, a ricordarci che anche nei momenti tranquilli il pericolo era dietro l'angolo. Accompagnare Frida, Miriam e i gemelli in quest'ultimo viaggio è stato davvero bello, e ho avuto la conferma che con un messaggio profondo e uno stile appassionante la trilogia di Petrademone è senza dubbio una delle migliori che ho avuto il piacere di leggere negli ultimi anni, che con intelligenza e originalità riesce ad arrivare al cuore dei lettori. Magia, oscurità e coraggio hanno reso questa serie indimenticabile, e salutarne i personaggi non è stato facile, ma dopo tutti questi pericoli anche loro meritano un po' di tranquillità. Adesso non mi resta che aspettare che Tristan sia abbastanza grande per rileggere insieme a lui la trilogia, inutile dire che non vedo l'ora!

Noi siamo i ricordi che abbiamo vissuto insieme.
Anche se le persone che si sono amate si perdono,
non si perderà l'amore che hanno vissuto.

Fatemi sapere cosa ne pensate, avete letto la trilogia?

venerdì 22 novembre 2019

Recensione "Alla fine del mondo" di Geraldine McCaughrean

Buon venerdì Lettori, come state? Il weekend è finalmente alle porte ma oggi, anziché proporvi una puntata della rubrica 5 cose che, ho preferito mettere nero su bianco una recensione a cui tenevo moltissimo. Si tratta di un romanzo per ragazzi per cui devo ringraziare Mondadori per l'omaggio, sapevo che me ne sarei innamorata, le premesse erano buonissime, ma come vedrete dalla lunghezza del post è stata una lettura davvero indimenticabile per me. Spero che la recensione, anche se vergognosamente infinita, possa esservi utile, fatemelo sapere con un commento se vi va!



Titolo: Alla fine del mondo
Autore: Geraldine McCaughrean
Età: 12 anni
Prezzo: 17,00€
Pagine: 304
Pubblicazione: 2019
Editore: Mondadori



Trama: Arcipelago di Saint Kilda, Scozia, 1727. Come ogni estate una barca parte dall'isola di Hirta per lasciare sul Warrior Stac, un faraglione abitato solo da brulicanti colonie di uccelli marini, Quilliam e i suoi amici uccellatori. Tornerà a prenderli alla fine della loro battuta di caccia, tre settimane dopo. Ma quando ormai l'autunno serra il faraglione nella sua morsa di vento e tempeste, ancora nessuno è tornato a recuperare Quilliam e gli altri, e giorno dopo giorno gli uccelli volano via insieme alle speranze di rivedere presto casa. Cosa è stato della sua famiglia e dì tutti gli abitanti di Hirta? Solo la fine del mondo può avere impedito loro di liberare gli uccellatori da quella prigione di roccia, freddo, fame e paura.

Il romanzo vincitore della Carnegie Medal 2018


Un'avventura sconvolgente, che affonda le proprie radici nella verità storica e dialoga con capolavori come Il Signore delle Mosche e Robinson Crusoe, lasciandoci a bocca aperta di fronte alla bellezza e alla durezza della natura.

Quando decido se leggere ci sono due elementi a cui non riesco a dire di no: la Scozia e la Carnegie Medal. Questo romanzo per ragazzi vanta la presenza di entrambi, e per me è stato amore a prima vista, sensazione poi confermata sia dall'effettiva lettura che dalle emozioni che questa storia mi ha scolpito nel cuore. Ma facciamo un passo indietro, sul mio blog si è parlato spesso di Carnegie Medal, se però non sapete di cosa si tratta è, in parole povere, uno dei più importanti riconoscimenti britannici, nella categoria libri per ragazzi. Nel corso degli anni questo premio è stato assegnato a grandi autori, come Neil Gaiman e Philip Pullman, ed è stato vinto da alcuni dei miei romanzi preferiti, come Sette minuti dopo la mezzanotte e Bunker Diary. Ci tenevo a fare questa parentesi perché l'assegnazione di questo riconoscimento letterario per me è sempre sinonimo di garanzia, e anche questa volta non sono rimasta delusa. Se poi lo sommiamo al fatto che il romanzo è ambientato nella bellezza mozzafiato della Scozia, che è tratto da una storia vera e che della stessa autrice anni fa avevo già adorato il romanzo Peter Pan e la sfida al Pirata Rosso - seguito ufficiale del celebre romanzo di Barrie - capirete con quanto entusiasmo io mi sia tuffata nelle pagine de Alla fine del mondo.

Cosa è stato degli abitanti di Hirta?
Solo la fine del mondo può avere impedito loro di liberare gli uccellatori
da quella prigione di roccia, freddo, fame e paura.

Ormai mi succede sempre più raramente di sentire il bisogno immediato di mettermi al computer per scrivere una recensione, questa volta invece, appena voltata l'ultima pagina, il mio unico pensiero è stato "devo dire alle persone quanto è bello questo libro". Adesso però sono qui, come al solito, divisa tra la voglia di buttare fuori tutte le emozioni e il desiderio di tenermele per me, quindi vi anticipo subito che questo romanzo mi ha emotivamente toccato moltissimo. Come avrete capito Alla fine del mondo è basato su fatti realmente accaduti, e si rifà in particolare alla disavventura di un gruppo di uomini e ragazzi che, come nel romanzo, dopo essersi recati per una battuta di caccia su un faraglione in mezzo all'oceano noto come Warrior Stac, abitato da colonie di uccelli marini, ci rimasero bloccati per interi mesi. I fatti sono stati naturalmente romanzati, la vicenda risale al 1727 e la scarsa documentazione non avrebbe permesso di ricostruire nel dettaglio gli eventi reali, ma io ho amato il modo in cui l'autrice ha saputo dare vita alle paure dei ragazzi, bloccati su uno scoglio roccioso senza nient'altro che degli abiti estivi, in balia del vento e delle tempeste. Quella che ci viene raccontata inizia come un'avventura, e non vi sorprenderà sapere che mi sono innamorata delle descrizioni dell'isola di Hirta e del Warrior Stac. La bellezza dura e impietosa della Scozia, con il suo clima feroce e il verde accecante, mi fa sempre sentire a casa. Ho lasciato il cuore nelle piccole case di pietra, negli strapiombi sul mare e nella potenza della natura che da sempre regala alla Scozia la sua aria magica e misteriosa. La storia ha fatto tutto il resto. Quando il nostro gruppo di personaggi si rende conto che le tre settimane previste per la caccia agli uccelli sono trascorse, e che da Hirta nessuna imbarcazione è tornata a prenderli, il loro mondo piano piano inizia a sgretolarsi.
La speranza non tarda ad abbandonarli, e presto ci troviamo catapultati in una storia crudele, di sopravvivenza, gettati nella testa di una manciata di ragazzini costretti ad aggrapparsi con le unghie e con i denti a quel poco di vita che ancora gli rimane. Non fatevi ingannare dal target del romanzo, questo non è un libro esclusivamente pensato per i ragazzi, al contrario, l'autrice ha saputo descrivere la cruda e triste realtà, senza alleggerire le problematiche legate alla salute sia fisica che mentale che, poco a poco, cominciano ad affliggere i ragazzi, prigionieri del mare e degli scogli. Io  mi sono emozionata moltissimo, ripeto, è facile conquistarmi con i paesaggi scozzesi, ma ho letto il romanzo in un soffio, con il cuore in gola e una sola domanda in testa: troveranno il modo di sopravvivere?

Sono cose che la gente di solito dice per gentilezza e educazione: "ci uniamo al tuo dolore", ma per esprimere il dolore che attanagliava lui nel profondo non c'erano parole. Se avesse aperto bocca, la chiesa si sarebbe riempita di un milione di uccelli strepitanti come quelli che sentiva nella testa.

Il bisogno di capire cosa fosse successo a Hirta in loro assenza mi ha spinto a divorare pagine su pagine, e se anche mi sforzassi non riuscirei a trovare difetti o mancanze da segnalarvi: ho amato lo stile della McCaughrean, diretto e senza fronzoli, ma con una grandissima capacità di descrizione. Ho amato Quill, il protagonista, ma anche tutto il resto del gruppo, ognuno con i propri difetti e le proprie paure che, aggravate dalla fame, dal freddo e dalle malattie, mi hanno dato i brividi. Mi sono affezionata ad alcuni di loro, mi sono commossa, e insieme a loro ho provato il dolore e il senso di impotenza di quella condizione spaventosa e, salvo interventi esterni, irreversibile. E con grande piacere posso dire di aver amato anche il finale, cosa non scontata in questo tipo di romanzi. Non voglio svelarvi nulla, ovviamente, ma mi è piaciuto davvero tantissimo perché detesto quando le cose rimangono in sospeso e temevo che la sorte dei sopravvissuti si sarebbe limitata alla loro sopravvivenza sul Warrior Stac, invece le spiegazioni arrivano e, oltre ad averle trovate realistiche e soddisfacenti, hanno in un certo senso stravolto e aggiunto valore alla sofferenza provata dai personaggi. Spero di avervi convinti a dare una chance a questo romanzo, ma se così non fosse aggiungo che, oltre a vantare un ottimo stile e a raccontare una storia vera e terribilmente difficile, l'autrice ha saputo trattare anche alcune tematiche davvero delicate in un contesto già di per sé pesante. La religione, il ruolo che le donne avevano all'epoca, la sessualità, la fede, le leggende. Questa storia affonda le sue radici nelle isole scozzesi, sì, ma anche in un'epoca e in una cultura ben lontana dalla nostra, una terra intrisa di presagi e credenze antiche, che la penna e la fantasia dell'autrice hanno saputo tessere in maniera straordinaria, dando vita a uno dei romanzi per ragazzi a parere mio - e non solo, vista l'assegnazione della Carnegie Medal - migliore degli ultimi tempi.
Il mio voto è ancora incerto, per il momento ho optato per 4 stelle ma la storia di Quill e del Warrior Stac continuerà a riempirmi la testa per un bel po', mi prendo quindi la libertà di rifletterci su ed eventualmente di assegnargli una votazione più alta quando sarò riuscita a metabolizzarlo per bene. Per quanto lungo e forse non lineare spero che il mio parere vi sia stato utile, io non posso far altro che consigliarvi questo splendido volume, tra l'altro arricchito non solo da una mappa, ma anche da un glossario e dalle illustrazioni di Jane Milloy. Grazie ai suoi disegni mi è stato possibile immaginarmi le varie specie di uccelli che vengono citate nel romanzo e a sentirmi così parte dell'avventura. Interessante anche la postfazione, in cui scopriamo che cos'è accaduto realmente ai sopravvissuti nel 2727 e quali sorti sono toccate all'isola di Hirta.
Cosa ne pensate di questo titolo, vi incuriosisce?
Avete già letto, o avete in wish list,  qualche libro vincitore della Carnegie Medal?

mercoledì 11 settembre 2019

Recensione "Petrademone - La Terra del non ritorno" di Manlio Castagna

Buongiorno Lettori e buon mercoledì, come state? Io sono reduce da uno dei miei soliti mal di testa, che spero passi del tutto oggi perché sono piena di cose da fare. Ma prima di tutto voglio finalmente lasciarvi il mio parere sul secondo volume di questa serie per ragazzi, omaggio graditissimo per cui ringrazio nuovamente la casa editrice. Se vi siete persi la mia recensione del primo volume potete leggerla cliccando qui sotto! Se vi va fatemi sapere cosa ne pensate di questa trilogia, vi interessa?




Titolo: La terra del non ritorno
Serie: Petrademone vol.2
Autore: Manlio Castagna
Prezzo: 17,00€
Pagine: 516
Pubblicazione: 2019
Editore: Mondadori



Trama: Lasciato ormai il nostro mondo, Frida, Miriam e i gemelli Ober-dan si inoltrano nei regni di Amalantrah per salvare i cani spariti, ritrovare i propri cari e soprattutto Iaso, il guaritore, l'unico in grado di curare Gerico dal veleno degli uomini vuoti. Nel viaggio dentro le perenni nebbie di Nevelhem, le strade dei ragazzi si dividono e le missioni si fanno sempre più difficili. Dovranno affrontare nuove e inquietanti creature (animali vampiro, aquiloni ingannatori, ipnoratti e spettri affamati di paura; viaggiare su vascelli fantasma in fiumi di tenebra e scoprire città sbalorditive. Ad aiutarli gli intrepidi border collie di Petrademone, che staranno al loro fianco nei momenti decisivi. Numerosi saranno gli enigmi a cui dovranno dare una risposta: chi domina gli adoratori di Shulu? Perché Miriam non ha voce, ma sa far comparire parole profetiche sul Libro delle Porte? Perché il Signore degli Incubi imprigiona le anime dei bambini dietro gli specchi? I ragazzi dovranno puntare al cuore stesso del Male e disinnescarlo. Sapranno farlo senza perdersi?

Se avete letto il mio parere sul primo volume di questa trilogia saprete che mi era piaciuto moltissimo e che, di conseguenza, le aspettative nei confronti de La terra del non ritorno erano davvero alte. Speravo con tutto il cuore che la seconda avventura di Frida mi avrebbe conquistata altrettanto, ma non pensavo che l'avrei addirittura amata più della precedente! Anche questa volta mi sono trovata risucchiata fin dalle prime pagine in un mondo magico e cupo, descritto così bene da darmi l'impressione di essere finita insieme ai protagonisti direttamente ad Amalantrah, terra misteriosa e piena di pericoli. Penso che saper coinvolgere così tanto un lettore adulto, la cui fantasia spesso è meno ricettiva rispetto a quella di un bambino, sia segno di un grandissimo talento, e in questo caso non ci sono dubbi, Manlio Castagna è un maestro nel costruire luoghi immaginari. Le sue parole riescono a portare in vita foreste e scenari incantati, tanto che è quasi possibile sentirne i rumori e i profumi. Leggendo La terra del non ritorno mi sono sentita di nuovo una ragazzina pronta a godersi una nottata di lettura sotto alle coperte, ho persino iniziato ad andare a dormire presto così da avere più tempo per proseguire con le avventure di Frida, prima di addormentarmi! Mi sono sentita davvero coinvolta dalla storia, era da parecchio tempo che non mi succedeva di finire un libro e sentire realmente la mancanza dei personaggi e dei luoghi descritti. Accompagnare Frida, Miriam, Tommy e Gerico attraverso questa tetra terra era diventato un appuntamento serale che attendevo con impazienza, è stato strano abituarsi all'idea di non aver più un capitolo ad attendermi sul comodino.

«La paura è tutta dentro la tua testa. Dipende dalla tua volontà. Scegli tu se farla vincere o meno. Sei tu a decidere cosa è pericoloso o non lo è.»

La cosa che ho maggiormente apprezzato di questo volume è che, trovandosi davanti a pericoli sempre più difficili da superare, i personaggi si trovano ad affrontare un percorso di crescita non indifferente e, soprattutto, ben gestito. Non mancano le scene buffe e le frecciatine pungenti, che rendono la lettura scorrevole e mai troppo pesante, ma è evidente quanto la storia e i personaggi stiano maturando e questa è una cosa che apprezzo sempre moltissimo. Così come ne Il Libro delle Porte, anche in questo volume l'autore sfrutta la terra di Amalantrah e la magia come metafora, alcune volte in maniera velata, altre no, per parlare di tematiche delicate ma importanti, come il lutto e la difficoltà di trovare il proprio posto nel mondo. Frida è una protagonista originale, coraggiosa ma anche piena di dubbi e segnata dal dolore. Dentro di lei convivono sentimenti contrastanti, non sempre positivi, ma reali, e trovo che sia importantissimo offrire ai ragazzi personaggi come lei, permette loro di rivedersi in qualcuno e di capire che i momenti bui esistono, e che a farci diventare gli eroi della nostra storia sono le scelte che facciamo nonostante la paura e la rabbia.
Petrademone è una serie adatta ai giovani, ma che io continuo a consigliare anche agli adulti, perché il modo in cui vengono affrontate le sofferenze, i sacrifici e le perdite è universale e capace di arrivare al cuore di ogni lettore, indipendentemente dall'età. Io personalmente mi sono divertita, ma ho anche trattenuto il respiro davanti agli innumerevoli colpi di scena. Ho sorriso davanti ai primi batticuori dei personaggi, ma ho anche sofferto con loro per la perdita degli amici che purtroppo non ce l'hanno fatta. Perché gli addii in questa serie non mancano, e sono sempre dolorosi. Ma è proprio da questo dolore che è iniziata l'avventura di Frida, e io non vedo l'ora di avere tra le mani il prossimo volume per scoprire come si concluderà la sua storia.


Cosa ne pensate di questa saga, vi ispira?

lunedì 12 febbraio 2018

Recensione "Olga di carta - Jum fatto di buio", di Elisabetta Gnone

Buongiorno Lettori e buon inizio settimana! Spero abbiate trascorso un bel weekend, magari in compagnia di qualche serie Tv o di un romanzo appassionante. Oggi vi propongo un post che a dirla tutta sto rimandando da qualche settimana, ma finalmente sono qui per parlarvi dell'ultimo libro di una delle mie autrici preferite di sempre, persona magnifica e scrittrice unica i cui lavori mi accompagnano fin da bambina e che anche voi conoscerete sicuramente grazie alla fortunata serie a fumetti W.I.T.C.H o alla saga di Fairy Oak. Ebbene sì, parleremo per l'ennesima volta di Elisabetta Gnone, che di recente è tornata ad emozionarmi con la seconda avventura della giovane Olga Papel!

Siamo lumini che attendono di splendere,
il buio non ci appartiene.


Titolo: Olga di carta - Jum fatto di buio
Autore: Elisabetta Gnone
Prezzo: 14,90€
Pagine: 215
Pubblicazione: 2017
Editore: Salani



Trama: È inverno a Balicò, il villaggio è ammantato di neve e si avvicina il Natale. Gli abitanti affrontano il gelo che attanaglia la valle e Olga li riscalda con le sue storie. Ne ha in serbo una nuova, che nasce dal vuoto lasciato dal bosco che è stato abbattuto. Quel vuoto le fa tornare in mente qualcuno che anche Valdo, il cane fidato, ricorda, perché quando conosci Jum fatto di Buio non lo dimentichi più. È un essere informe, lento, senza mani né piedi. La sua voce è l’eco di un pozzo che porta con sé parole crudeli e tutto il suo essere è fatto del buio e del vuoto che abbiamo dentro quando perdiamo qualcuno o qualcosa che ci è caro. Jum porta con sé molte storie, che fanno arricciare il naso e increspare la fronte, e tutte sono un dono che Olga porge a chi ne ha bisogno. Perché le storie consolano, alleviano, salvano e soprattutto, queste, fanno ridere.


Ogni volta che esce un nuovo romanzo di Elisabetta Gnone il mio cuore scoppia di gioia e mi sembra di tornare bambina. La cosa più bella è che, a differenza di altri autori, l'idea che una sua storia possa deludermi non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello, le pagine nate dalla sua magica penna sono quelle che custodisco per i tempi difficili, perché ho sempre la certezza che mi faranno del bene. E quindi, come tutte le altre pubblicazioni di questa scrittrice, anche per Jum fatto di buio ho aspettato che arrivasse il momento giusto, così da trarne tutti i benefici possibili. A lettura terminata posso dire che non solo l'ho amato tanto quanto la prima avventura di Olga, ma forse addirittura di più. Se mi conoscete almeno un po' saprete che le storie che più mi emozionano sono quelle che, in maniera più o meno velata, nascono con l'intento di insegnare qualcosa al lettore, di trasmettergli un sentimento e qualcosa su cui riflettere. La giovane Olga Papel in queste pagine torna a raccontare non una, ma tante storie, che l'autrice riesce a gestire con un'abilità che mi lascia sempre a bocca aperta, e che hanno come protagonista il tanto temuto Jum, che si nutre di lacrime e che al suo passaggio lascia una scia di gelo e di tristezza.

«Quale bambina può conoscere tante cose e saperle raccontare con tale grazia e maestria? Una bambina che ha scoperto come vincere la paura».
«Paura di cosa?» chiedevano gli altri.
«Dei mostri che mette nelle sue storie, dei quali tutti noi abbiamo paura».

Chi è Jum lo capiamo subito. Jum è un vuoto, e attraverso le sue storie Olga ci insegna che i vuoti sono tantissimi e diversi, e che ciascuno di noi si porta dietro il suo, piccolo o grande che sia. Nasce così, in maniera delicata, semplice e dolcissima una potente metafora sul dolore e sulla perdita, che vista attraverso gli occhi intelligenti e gentili della giovane Olga può essere spiegata in maniera serena ai lettori più giovani e al tempo stesso riesce a toccare anche il cuore dei grandi, che di vuoti e di bui se ne portano dietro tanti. Non vi sorprenderà sapere che Jum fatto buio si è guadagnato immediatamente un posto nella lista dei miei libri preferiti, e che in futuro lo rileggerò sicuramente insieme al mio bimbo. Ho sempre amato lo stile delicato dell'autrice e il suo modo di trasmettere ai lettori i suoi pensieri, ma quella di Jum è una figura che, da mamma, utilizzerò senza dubbio per spiegare a mio figlio il ruolo che il dolore e il vuoto hanno nella nostra vita ma, soprattutto, quanto sia importante che ognuno di noi ritrovi sempre una luce con cui illuminare il nostro cuore. Mi ripeterò nel dire che questa autrice è per me una figura di riferimento, ma è davvero ciò che sento e questo romanzo, toccante, profondo e pieno di verità non è che l'ennesima conferma del suo talento, non solo nel scrivere avventure meravigliose, ma anche nel parlare ai bambini e a guidarli in questo mare di emozioni, a volte difficili da gestire e da comprendere. Jum fatto di buio è un piccolo gioiello che custodirò con affetto e che, ancora una volta, mi ha permesso di avvalorare la mia teoria sul fatto che non siano il target o l'età di riferimento a farci amare un libro, ma quello che il romanzo racconta e il modo in cui lo fa. Le storie di Olga sono molto più che avventure per bambini, sono insegnamenti da custodire nel cuore, da diffondere in un sussurro e da urlare a squarciagola, perché ci permettono di combattere la sofferenza, di illuminare il buio e di riempire il nostro vuoto di gioia e amore. Letture del genere non possono che farci bene, se ancora non l'avete letto dovete assolutamente rimediare, troverete un testo valido e positivo, che vi regalerà emozioni uniche.

«Mi sbagliavo: Jum non aveva paura di me, ansimava perché era stato scoperto. Lo avevo sentito e adesso che sapevo della sua esistenza potevo combatterlo. E fu esattamente ciò che feci.»

Cosa ne pensate di questo romanzo, lo avete letto?


mercoledì 31 gennaio 2018

Recensione "I Regni del Fuoco - La notte delle tre lune", di Tui T. Sutherland

Buongiorno Lettori e buon mercoledì, come state? Qualche giorno fa ho finalmente terminato il quinto volume di questa avventurosa saga per ragazzi, avrei voluto parlarvene prima ma, tanto per cambiare, mi sto trascinando un'emicrania tremenda da sabato. Oggi però va un po' meglio e quindi, anche se non posso tenervi compagnia con il tanto amato WWW del mercoledì, vi lascio almeno un breve pensiero su La notte delle tre lune. Se la serie vi interessa vi ricordo che il primo volume è disponibile anche in edizione economica al prezzo di 10,90€!

Un universo meraviglioso.
Una storia travolgente di libertà, amicizia, coraggio.

Titolo: La notte delle tre lune
Autore: Tui T. Sutherland
Prezzo: 15,00€
Pagine: 368
Pubblicazione: 2017
Editore: Piemme
Età di lettura: 10 - 12 anni



Trama: Sunny ha sempre preso molto sul serio la profezia. Se lei, Clay, Tsunami e Starflight avessero anche solo un'opportunità di salvare i Regni del Fuoco, non esiterebbe un attimo a fare tutto il necessario, compreso scegliere la nuova regina degli Ali di Sabbia. Purtroppo però sembra che nessuno sia disposto ad ascoltarla, e le sconvolgenti rivelazioni di Moroser le hanno insinuato il tarlo del dubbio: è davvero possibile porre fine alla guerra o tutti i loro sacrifici sono stati vani? Ma tra le dune del deserto l'aspettano segreti sepolti e rivelazioni inaspettate che l'aiuteranno a capire se il destino sia già segnato oppure se cinque giovani draghi possano davvero cambiare le cose.


Pochi mesi fa vi avevo lasciati con una recensione davvero entusiasta sui volumi tre e quattro di questa saga, in cui avevo trovato un miglioramento sorprendente, sia a livello di stile che di personaggi. Ovviamente non potevo che essere curiosissima di buttarmi in questa nuova avventura anche se, lo dico subito, ne sono rimasta un po' delusa. Prima di scendere nei dettagli vi ricordo che la saga I Regni del Fuoco conta in totale la bellezza di dieci volumi, al momento siamo quindi arrivati a metà della storia e, per evitare di essere troppo ripetitiva, a fine post vi lascerò i link delle recensioni precedenti. Ma torniamo a La notte delle tre lune: anche se ho detto che mi ha un po' delusa, il mio voto è comunque positivo. Non si tratta in alcun modo di un brutto volume, ma se consideriamo che al capitolo precedente stavo per dare le tanto famigerate 5 stelle, adesso mi sembra di aver fatto un passo indietro nella qualità della saga e di essere tornata ai due volumi iniziali, che avevo trovato carini, ma niente di eccezionale. Il fatto che questo quinto capitolo sia dedicato a Sunny non ha certo aiutato visto che lei e Clay sono, tra i cinque protagonisti, quelli che da sempre trovo meno interessanti. Ma al di là di questo ho trovato tutto il romanzo un po' monotono e ripetitivo. I libri sono già tanti e alcune situazioni è inevitabile che vengano riproposte, in queste pagine però succede poco, e avere come voce narrante quella della piccola Sunny mi ha annoiata. In genere trovo che ogni volume sia interessante e utile per conoscere meglio i personaggi, non per niente con La principessa perduta e L'oscuro segreto ho scoperto di essermi affezionata a Tsunami e Starflight, che inizialmente non avevo apprezzato molto, cosa che purtroppo non è accaduta con questo volume. La piccola Ali di Sabbia non è riuscita a farmi cambiare idea, ciò nonostante le ultime pagine hanno risvegliato un po' di quella curiosità che nel volume precedente mi aveva tenuta incollata alle pagine anche se, visto il punto della storia in cui siamo arrivati, mi chiedo davvero a cosa servano altri cinque romanzi. Sarò del tutto sincera, come serie penso sia davvero troppo lunga, soprattutto perché indirizzata a dei lettori giovanissimi, che dubito abbiano la voglia e la pazienza di seguire un progetto di questo genere, anche perché volendo questi primi cinque volumi sarebbero bastati a raccontare e a concludere tutta la storia. Però, se l'autrice ha scelto di sviluppare la trama nel doppio dei volumi rispetto a quelli che secondo me avrebbe richiesto, un motivo ci sarà. Insomma, la Sutherland ha ampiamente dimostrato di sapermi conquistare con i suoi giovani draghi, quindi questa piccola delusione non basterà a togliermi la voglia di proseguire. Incrocio le dita per il prossimo capitolo, a giudicare da come si è concluso questo romanzo le avventure da affrontare non mancheranno.

Clicca qui per leggere le recensioni dei volumi precedenti:

1. La profezia dei Cinque Draghi
2. La principessa perduta
3. Nel cuore della foresta
4. L'oscuro segreto