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giovedì 27 gennaio 2022

Recensione "Se questo è un uomo" e "La tregua" di Primo Levi

Buongiorno Lettori e buon giovedì, come state? In questo periodo sono stata parecchio assente dal blog ma, come vi avevo anticipato, mi sto dedicando alla scrittura. Oggi però è il 27 gennaio e si celebra una ricorrenza molto importante, la Giornata della Memoria. Per l'occasione, insieme a un gruppetto di amiche lettrici, abbiamo deciso di organizzare un piccolo progetto che speriamo vi piacerà: ognuna di noi, nel corso della giornata, recensirà una lettura a tema. A fine post vi lascerò i link dove trovare i pareri delle altre ragazze, ma prima vediamo il titolo con cui ho scelto di celebrare io questa ricorrenza, ovvero le due opere più famose di Primo Levi.



Primo Levi, reduce da Auschwitz, pubblicò Se questo è un uomo nel 1947.
Einaudi lo accolse nel 1958 nei "Saggi" e da allora viene continuamente
ristampato ed è stato tradotto in tutto il mondo.

Titolo: Se questo è un uomo - La tregua
Autore: Primo Levi
Prezzo: 9,00€
Pagine: 354
Pubblicazione: 1989
Editore: Einaudi


Trama: Primo Levi, reduce da Auschwitz, pubblicò Se questo è un uomo nel 1947. Einaudi lo accolse nel 1958 nei "Saggi" e da allora viene continuamente ristampato ed è stato tradotto in tutto il mondo. Testimonianza sconvolgente sull'inferno dei Lager, libro della dignità e dell'abiezione dell'uomo di fronte allo sterminio di massa. Se questo è un uomo è un capolavoro letterario di una misura, di una compostezza già classiche. Levi, ne La tregua, ha voluto raccontare anche il lungo viaggio di ritorno attraverso l'Europa dai campi di sterminio: una narrazione che contempera il senso di una libertà ritrovata con i segni lasciati dagli orrori sofferti.


Quando si parla delle testimonianze dei sopravvissuti all'Olocausto c'è sempre un nome che spicca sugli altri, quello di Primo Levi. Nel corso degli anni ho sempre cercato di celebrare questa ricorrenza con delle letture a tema, a volte romanzate, altre biografiche, ma non avevo mai trovato l'occasione giusta per dedicarmi alle opere di Levi. Quest'anno ho deciso che era arrivato il momento di colmare questa lacuna, e per diversi giorni a farmi compagnia ci sono stati Se questo è un uomo e La tregua, inizialmente nati come scritti singoli, ma successivamente raggruppati in una sola edizione.
Come ogni testimonianza, credo che il mio parere abbia valore solo fino ad un certo punto. Per una volta non siamo qui a valutare una trama o la caratterizzazione dei personaggi, ma l'importanza degli eventi narrati. E, è il caso di dirlo, quella di Levi è senza ombra di dubbio una testimonianza preziosa.
Quando ho iniziato Se questo è un uomo l'ho fatto con timore, temevo di trovarmi di fronte ad una narrazione lenta, storicamente interessante e valida, ma poco scorrevole... non è stato così. I primi capitoli, come immaginavo, sono stati pura sofferenza e nel leggerli mi sono ritrovata con il cuore pesante e gli occhi lucidi. Ho sentito il bisogno di sottolineare diversi passaggi, di rileggerli e imprimermeli nella memoria, perché non ci sono parole per descrivere l'orrore vissuto in quei terribili anni dalle vittime e dai sopravvissuti all'Olocausto.

Questo è l’inferno. Oggi, ai nostri giorni, l’inferno deve essere così, una camera grande e vuota, e noi stanchi di stare in piedi, e c’è un rubinetto che gocciola e l’acqua non si può bere, e noi aspettiamo qualcosa di certamente terribile e non succede niente e continua a non succedere niente. Come pensare? Non si può più pensare, è come essere già morti.

Ho però scoperto che le mie paure erano infondate: dopo un inizio duro e commovente, capace di scavare un buco nel petto anche al più impassibile dei lettori, la narrazione è diventata sorprendentemente scorrevole. La penna di Levi è riuscita a rendere indelebili momenti della storia strazianti e impossibili da digerire, ma lo ha fatto nel modo più efficace possibile: scrivendo, semplicemente, la verità. È stato devastante scoprire quanto l'orrore, per alcuni, fosse diventato la normalità. Levi, con sincerità e rispetto, ha saputo dar voce a chi nei campi di concentramento si è arreso, a chi ha combattuto fino all'ultimo. A chi ce l'ha fatta e a chi è rimasto indietro.
Ho trovato molto interessante anche La tregua: emotivamente meno pesante, nonostante i traumi lasciati dalla tragica esperienza, ma ricco di storie ed eventi di cui non ero a conoscenza. Le opere che avevo letto fino a d'ora si concentravano principalmente sul periodo trascorso nei campi di sterminio, è stata quindi una novità per me seguire Levi e i suoi compagni nel lungo viaggio che, attraverso l'Europa, li avrebbe riportati da famiglie spezzate e case che non sarebbero mai più state le stesse.
A nessuno piace soffrire, ma personalmente ci tengo a mantenere vivo il ricordo di ciò che è stato, nel dolore e nella speranza che errori e tragedie del genere non succedano mai più. Queste due opere di Levi rientrano senza dubbio tra le testimonianze più preziose presenti nella mia libreria, e non mancherò di leggere altri suoi testi.

Spero che il mio parere su queste opere vi sia stato il qualche modo utile, adesso è arrivato il momento di lasciarvi i contatti Instagram delle mie compagne di avventura, vi consiglio di passare sui loro profili per scoprire altre letture a tema Giornata della Memoria!


mercoledì 29 dicembre 2021

Recensione "Bianco" di Laura Bonalumi

Buongiorno Lettori e buon mercoledì, come state? Oggi vi tengo compagnia con il penultimo post dell'anno, ovvero la recensione del romanzo che ho letto a dicembre per l'ultima tappa della challenge 12 parole per 12 libri, che è ufficialmente giunta al termine. Si tratta di un libro che ho apprezzato molto e sono contenta di aver chiuso il mio 2021 con questa storia ambientata in inverno. Fatemi sapere se conoscete il romanzo o se magari avete già letto qualche altra opera dell'autrice!


Una storia potente, al tempo stesso un thriller inesorabile, un romanzo di formazione profetico e spirituale e una riuscita metafora della condizione umana.


Titolo: Bianco
Autore: Laura Bonalumi
Prezzo: 16,50€
Pagine: 239
Pubblicazione: 2020
Editore: Piemme


Trama: Fuori dalla chiesa, la peggiore bufera di neve che si ricordi. Dentro la chiesa, sette persone rifugiate e isolate dal mondo. Una ragazza, una donna, due bambini, un uomo, un prete, un ladro. Tutti hanno perso qualcosa di molto prezioso. Ma nessuno ha perso la speranza di uscire da lì, salvarsi e tornare nel mondo esterno. Mentre fuori la nevicata non accenna a diminuire, dentro i viveri scarseggiano e ogni decisione può fare la differenza tra sopravvivere e morire.



Tutto ha inizio con una nevicata fuori stagione. È autunno, e il paesaggio che si ricopre di bianco sembra quasi una magia, un sogno. Solo che la neve non si ferma. Si trasforma in bufera, poi in ghiaccio e in gelo, e in un battito di ciglia la città scompare, ibernata in un inverno mortale, che non lascia scampo a nessuno: piante, animali, persone.
Con questa premessa ho pensato che dicembre fosse il mese perfetto per dedicarmi finalmente a Bianco, romanzo per ragazzi che da troppo tempo mi aspettava sullo scaffale. E le mie aspettative non sono state deluse, anzi, la Bonalumi ancora una volta ha saputo catturarmi e tenermi incollata alle pagine, come era già successo tanti anni fa con La bambina dai capelli di luce e vento, romanzo delizioso che affrontava tematiche validissime. Con questo romanzo l'autrice si rivolge ad un target leggermente più adulto, ma lo stile è sempre il suo, ben riconoscibile. Una penna affilata e senza fronzoli, che va dritta al punto e riesce a trasmettere con poche parole le atmosfere e le emozioni dei personaggi. La narrazione veloce e incalzante porta a divorare il libro in pochissimo tempo, un po' per la curiosità di scoprire il destino del nostro gruppo di sopravvissuti, che dopo aver trovato rifugio in una chiesa cercano di fare del proprio meglio per non cedere alla paura, al freddo e alla fame, e un po' perché i capitoli sono brevi e ben scritti.

In mondo ha smesso di vivere, di esistere, di funzionare. Come se qualcuno lo avesse chiuso in un freezer affinché congelasse tutte le sue cattive abitudini e meditasse sul suo comportamento. Su ciò che aveva detto, fatto, ma soprattutto non fatto.

Bianco si è rivelata davvero una bella lettura, attraverso gli occhi di Isabella ho percepito l'incredulità e il terrore di ritrovarsi gettati in una realtà che fino a poco tempo prima sembrava solo distopia. Ho apprezzato moltissimo anche la dinamica che si è andata a creare tra i personaggi, la forza di trovare in un gruppo di sconosciuti una nuova famiglia, di aiutarsi l'un l'altro anche nei momenti di sconforto.
Questo romanzo di formazione, che utilizza l'idea di una perenne tempesta di neve per mettere in ginocchio l'uomo, altro non è che una metafora per parlare ai ragazzi non solo di amicizia, perdita e coraggio, ma anche di emergenza climatica. Abbiamo maltrattato il nostro meraviglioso pianeta per troppo tempo, e sappiamo che il punto di non ritorno è vicino. Bianco lancia un messaggio alle nuove generazioni, un messaggio forte e chiaro, che invita i giovani a resistere e a fare meglio di quanto è stato fatto - o meglio, non fatto - in passato. A non commettere gli stessi errori. Ma lo fa senza ramanzine o paternalismo, senza addossare la colpa a qualcuno piuttosto che a qualcun altro. Lo fa mettendo il lettore faccia a faccia con una realtà agghiacciante e spaventosa, che grazie alla sua potenza riesce a far riflettere e ad insegnare.
Una storia veloce, da divorare, che affronta con semplicità e onestà le tematiche del lutto e della solitudine, ma che regala anche la speranza di un futuro migliore, e la forza di sostenere gli altri, anche quando non siamo certi di essere abbastanza forti da sostenere noi stessi.


Cosa ne pensate di questo romanzo, lo conoscete?

giovedì 23 dicembre 2021

Recensione "Il Maialino di Natale" di J. K. Rowling

Buongiorno Lettori e buon giovedì, come state? Avete già iniziato con i preparativi per la Vigilia o festeggiate solo il 25? Noi abbiamo sempre festeggiato la sera del 24, quindi per me oggi sarà una giornata piena di cose da fare e da cucinare! Prima però vi lascio con l'unica recensione a tema che sono riuscita a fare quest'anno: Il Maialino di Natale! Voi lo avete letto, o vorreste farlo? Vi aspetto nei commenti per chiacchierare e vi auguro già una buona Vigilia e un felice Natale!


Dal genio creativo di J. K. Rowling, una delle più belle storie di Natale mai scritte, piena della tenerezza irresistibile dell'infanzia di fronte al grande mistero della perdita.

Titolo: Il Maialino di Natale
Autore: J. K. Rowling
Prezzo: 18,90€
Pagine: 320
Pubblicazione: 2021
Editore: Salani


Trama: Jack adora il suo maialino di pezza, Mimalino, detto Lino. È sempre lì per lui, nei giorni belli e in quelli brutti. Una vigilia di Natale, però, succede una cosa terribile: Lino si perde. Ma la vigilia di Natale è il giorno dei miracoli e delle cause perse, è la notte in cui tutto può prendere vita... anche i giocattoli. Jack e il suo nuovo pupazzo, il Maialino di Natale (fastidioso sostituto fresco di negozio), si imbarcano in un piano audace. Insieme intraprenderanno un viaggio mozzafiato nella Terra dei Perduti, dove ‒ con lʼaiuto di un portapranzo parlante, di una bussola coraggiosa e di un essere alato di nome Speranza ‒ cercheranno di salvare il miglior amico che Jack abbia mai avuto dal terribile Perdente: un mostro fatto di rottami che divora ogni cosa…


Dopo aver conquistato i lettori di tutto il mondo con i suoi romanzi, J. K. Rowling torna in libreria con una nuova avventura natalizia che io, da grande fan delle sue opere fin dai tempi dell'infanzia, non mi sono lasciata scappare. Soprattutto perché con Il Maialino di Natale, l'autrice torna a rivolgersi al target in cui secondo me riesce a dare sempre il meglio: i bambini.
Anche questa volta ho deciso di leggere il romanzo insieme a mio figlio, ed è stata un'esperienza meravigliosa, che mi conferma ancora una volta quanto la penna di questa scrittrice riesca ad arrivare al cuore di grande e piccini. Il libro, come avrete capito, è piaciuto moltissimo a entrambi!
La trama non è delle più complesse, ma è deliziosa: per ritrovare il suo più caro amico, un maialino di pezza ormai vecchio e consumato, Jack e il "nuovo" Maialino di Natale - ricevuto per rimpiazzare quello perso - si avventureranno nella Terra dei Perduti, dove finisce tutto ciò che viene perso nel nostro mondo.
Nella Terra dei Perduti ho ritrovato la fantasia e l'immaginazione che contraddistinguono le opere dell'autrice, che come sempre ha saputo dar vita a un mondo pieno di fantasia, colori e profumi. Nel corso del viaggio Jack e il Maialino di Natale non incontreranno solo giocattoli e oggetti perduti, ma anche emozioni, sogni, cattive abitudini e tutto ciò che noi persone, nel corso della vita, lasciamo andare. Questi buffi personaggi, con le loro storie a volte tristi, danno la possibilità al lettore di riflettere davvero su ciò che nella vita ha valore, alcune parti mi hanno commossa e sia io che mio figlio non siamo riusciti a staccare gli occhi dalle pagine, incuriositi e affascinati da questo viaggio.
Se non è la prima volta che leggete qualcosa della Rowling, non vi stupirà sapere che anche in questo romanzo vengono affrontate delle tematiche delicate, in questo caso si parla di perdita. Il viaggio che Jack e il Maialino fanno nella Terra dei Perduti - con il conseguente finale dolceamaro - altro non è che una metafora del lutto e del lasciar andare qualcosa che non c'è più. Questa storia però ci insegna che anche le cose perse possono continuare a vivere, nel nostro cuore. 
Ho davvero apprezzato la delicatezza e la semplicità con cui l'autrice, attraverso questo mondo di giocattoli e oggetti perduti è riuscita a parlare di un tema tanto delicato e complesso. Il Maialino di Natale è una storia piena di avventura, a volte divertente, altre velata di nostalgia, ma pochi libri hanno il potere di emozionare allo stesso modo grandi e piccini, e secondo me questo ci riesce.

Tutto può accadere nella notte dei miracoli e delle cause perse...

Leggerlo insieme a mio figlio mi ha permesso di guardare e analizzare la storia e i messaggi che trasmette da due punti di vista, ho vissuto le avventure di Jack sia con i miei occhi di adulta che con quelli ancora ingenui e curiosi di un bambino, e posso dire che la Rowling è riuscita a conquistare, divertire e appassionare entrambi.
La cosa più bella però è stata che questo romanzo ci ha permesso di parlare tantissimo, degli argomenti più disparati. Gli spunti di riflessione come dicevo non mancano, e ho lasciato che Tristan mi interrompesse ogni volta che ne sentiva il bisogno, per fare domande o darmi la sua opinione. Sono nate discussioni davvero interessanti, abbiamo riso tanto, ma abbiamo parlato anche di morte, gentilezza e speranza. Jack e il Maialino di Natale hanno creato un ponte tra la meravigliosa e spaventosa Terra dei Perduti e il mondo reale, che io e Tristan abbiamo percorso insieme, mescolando fantasia e realtà, momenti di risate e altri di riflessione.
Insomma, sarà che leggerlo insieme è stata davvero una bella esperienza, sarà che la Rowling è la Rowling, per me questo romanzo funziona, funziona davvero. È un romanzo avvincente, scorrevole, ricco di magia e insegnamenti, perfetto per grandi e piccini e accompagnato dalle deliziose illustrazioni di Jim Field, che rendono l'esperienza ancora più coinvolgente.
Inizialmente avevo riscontrato diverse somiglianze con un altro libro per bambini che anni fa avevo amato, Ollie e i giocattoli dimenticati, di William Joyce quindi, anche se proseguendo con la lettura le due storie hanno preso strade diverse, ne approfitto per consigliarvi anche questo titolo.

Avete già letto questo nuovo romanzo della Rowling?
Se sì, cosa ne pensate?

martedì 14 dicembre 2021

Recensione "Ti ho visto guardare il mare" di Federico Iannaccone

Buongiorno Lettori e buon martedì, come state? La recensione di oggi era prevista per la scorsa settimana, ma siamo tornati a fare istruzione da casa e dividersi tra compiti, lezioni, lettura, scrittura e blog in questo momento mi sta riuscendo difficile. Alla fine sono riuscita a ritagliarmi un momento per preparare il post, quindi non mi perdo in altre chiacchiere e passo subito a dirvi cosa ne penso dell'ultimo libro di Federico Iannaccone, che ringrazio nuovamente per la copia.



Dolce, appassionato e a tratti ironico,
Ti ho visto guardare il mare è un romanzo che arriva dritto al cuore.

 
Titolo: Ti ho visto guardare il mare
Autore: Federico Iannaccone
Prezzo: 11,00€
Pagine: 106
Pubblicazione: 2021
Editore: Youcanprint


Trama: Per molti anni Federico Iannaccone ha girato il mondo in cerca di avventure ed emozioni forti. Ma ecco che, quando crede di aver ormai sperimentato tutto, arriva la nascita della piccola Clara a sconvolgere ogni sua convinzione. L'esilio involontario, in cui è costretto, gli impedisce però di vivere in prima persona questa meravigliosa esperienza. Federico decide allora di affidare ad un libro i pensieri che gli affollano la mente. Pagine cariche di tenerezza in cui l'autore si mette a nudo, come mai prima d'ora. Attraverso i suoi sogni, le sue paure, le esperienze vissute e gli errori commessi, cercherà di regalare a Clara un po' della saggezza conquistata a caro prezzo.

Con Ti ho visto guardare il mare, Federico Iannaccone torna in libreria con un nuovo romanzo, questa volta per raccontare una storia molto diversa da quelle a cui ci aveva abituati in precedenza. Se nel romanzo Come radice nella pietra lo avevamo visto salvare e adottare la dolcissima cagnolina Frida durante un viaggio in Messico, e ne Il profumo della natura ci aveva portati nelle sperdute foreste della Finlandia, con questo nuovo titolo l'autore imbocca un sentiero tutto nuovo, lasciando da parte le incredibili avventure vissute in luoghi straordinari, per dedicarsi a un'esperienza ancora più travolgente: la nascita della nipotina Clara, a cui è dedicato il libro.
Ho apprezzato molto il modo in cui l'autore si è approcciato a questo cambio di narrazione, non solo per quanto riguarda il genere, ma anche il target. Ti ho visto guardare il mare è una lettura perfetta per gli adulti, ma parla soprattutto ai ragazzi di oggi, il che lo rende ideale per un pubblico giovane, magari in cerca di qualche buon consiglio.
L'idea alla base del romanzo è proprio questa: ripercorrere una vita intera, a tappe, a capitoli. Alla nascita segue l'infanzia, l'amicizia, l'amore, le delusioni e il lavoro, in cui l'autore racconta alla piccola Clara le sue esperienze, a volte belle, altre brutte, alcune buffe e altre indimenticabili. Una sorta di biografia per raccontarsi alla nipotina lontana, per trasmetterle insegnamenti e piccole lezioni di vita.
Narrato con ironia e semplicità, il libro arriva anche a toccare i capitoli della vecchiaia e della morte, temi delicati, ma affrontati con la delicatezza e la sensibilità che contraddistinguono l'autore e che rendono la lettura adatta anche ai più piccoli.
Per quanto mi riguarda ho apprezzato molto quest'ultima opera di Federico, che come sempre dimostra di saper parlare con trasparenza del significato delle piccole cose, della felicità e delle paure a cui la vita ci sottopone. È stato interessante vederlo scavare un po' più a fondo e raccontarsi in maniera sincera, questo romanzo sarà un ottimo spunto di riflessione per la piccola Clara, quando sarà abbastanza grande, ma anche per i giovani lettori in cerca di una guida che li aiuti a dare un senso a questo vasto, spaventoso e meraviglioso mondo.
Con questa lettura scorrevole, dolce e introspettiva l'autore è riuscito ancora una volta a farmi sorridere e a trasmettermi un po' della sua positività e della sua energia, e a ricordarmi che, nonostante i periodi difficili, non sappiamo mai quali avventure la vita può ancora riservarci.

Fatemi sapere cosa ne pensate di questo libro,
vi incuriosisce? Conoscete già l'autore?

martedì 7 dicembre 2021

Recensione "Il bambino argento" di Kristina Ohlsson

Buongiorno Lettori e buon martedì, come state? Finalmente torno operativa dopo una settimana di fermo - ho avuto Tristan a casa con l'influenza e il marito in smart working - e niente, quando non sono da sola perdo i miei ritmi e non riesco a concludere nulla, quindi sono rimasta ferma con scrittura e post, ma oggi dedicherò la giornata a recuperare quello che posso, e iniziamo proprio con la recensione del titolo che ho letto a novembre per la challenge Rispolvera un libro!



"Una storia ai confini della realtà, molto dark, piena di suspense, dove i detective sono tre ragazzini che risolvono un mistero."

Titolo: Il bambino argento
Autore: Kristina Ohlsson
Prezzo: 13,90€
Pagine: 176
Pubblicazione: 2017
Editore: Salani


Trama: Era da tempo immemorabile che a novembre non nevicava a Åhus. Adesso però il suolo è candido di neve e il fiume è ghiacciato al punto giusto per poterci pattinare sopra. Aladdin e Billie, come tutti i ragazzi della città, ne sono entusiasti. Ma non durerà a lungo: una serie di eventi, apparentemente non collegati, sembra minare per sempre le loro sicurezze. Un misterioso barcone appare da un giorno all’altro nel porto della città, e un’inquietante presenza comincia a rubare del cibo intrufolandosi ogni notte nel ristorante dei genitori di Aladdin, che stanno per prendere una decisione disperata. Antiche, sanguinose storie di crimini, di follia e di sfarzosi tesori perduti tornano alla luce, e poi c’è quello strano bambino sconosciuto che appare e scompare nel nulla e che non lascia impronte sulla neve, proprio come un fantasma… Il tempo stringe, gli adulti sembrano troppo presi dai loro problemi di ogni giorno per riconoscere quali sono quelli veri, quindi starà ai due amici cercare di risolvere un caso che, da qualsiasi parte lo si guardi, risulta molto, molto più grande e pericoloso di loro…


Chi è il bambino in pantaloncini corti che sembra
seguirti e non lascia tracce sulla neve?

Con il mio solito ritardo, sono finalmente riuscita a recuperare questa lettura che mi aspettava sullo scaffale da troppo tempo. Stiamo parlando de Il bambino argento, secondo volume di una trilogia Mystery per ragazzi, iniziata con Bambini di cristallo, che avevo letto con piacere qualche anno fa. In questo volume ritroviamo Billie e Aladdin alle prese con una nuova avventura con un pizzico di paranormale: i due amici si troveranno ad indagare sulla scomparsa di cibo dal ristorante gestito dai genitori di Aladdin, e su un prezioso tesoro scomparso tanto tempo prima. Come se non bastasse, un misterioso bambino in pantaloncini appare e scompare in città, senza lasciare impronte sulle neve.
Sullo sfondo di una Svezia invernale, Il bambino argento si è rivelata una piacevole lettura da divorare in poche ore sotto una bella coperta calda, con una tazza di tè in mano. Anche dopo tanti anni è stato molto divertente ritrovare i due protagonisti e accompagnarli pagina dopo pagina verso la risoluzione del mistero, la Ohlsson dimostra di essere un'ottima autrice di Thriller non solo per adulti, ma anche per ragazzi. Questo romanzo segue tutte le linee di un giallo classico, invoglia il lettore a raccogliere indizi e dettagli insieme a Billie e Aladdin e lo stile scorrevole rende praticamente impossibile chiudere il volume prima di essere arrivati all'ultima pagina.
Come nel caso del primo volume, le avventure dei nostri giovani amici sono piuttosto brevi, parliamo quindi di un mistero non troppo complesso né intricato, pensato per lettori dagli 11 anni in su. Per un lettore adulto non è difficile intuire fin dall'inizio la risoluzione di tutta la vicenda, ma questo non rende l'esperienza meno piacevole o avvincente, purché ovviamente si tenga conto del target.
Quindi, per un lettore più esperto il rischio di arrivare a risolvere il mistero ben prima dei protagonisti è piuttosto alto, ma secondo me ci si può divertire comunque a leggere tutto d'un fiato questo piacevole Mystery dalle tinte fredde e invernali. Io ho particolarmente apprezzato come l'autrice, oltre al tesoro scomparso e al bambino misterioso, sia riuscita ad inserire temi attuali e importanti, come la crisi economica e la solidarietà nei confronti dei profughi.
In conclusione, anche se sono fuori target da un bel pezzo, sono contenta di aver finalmente recuperato questa avventura e non vedo l'ora di mettere le mani sul terzo volume, che avrà come protagonista Simona, affiancata come sempre dai fedeli amici Billie e Aladdin.

Fatemi sapere se conoscete questa serie per ragazzi o se vi incuriosisce e vorreste leggerla!

mercoledì 24 novembre 2021

Recensione "Aki il Bakeneko e il risveglio della sacerdotessa" di Stefania Siano

Buongiorno Lettori e buon mercoledì, come state? Non so neanche più da quanto tempo è che non partecipo ad un evento per l'uscita di un libro insieme alle mie colleghe blogger, quindi oggi sono davvero felice di prendere parte a questo progetto! Sto parlando ovviamente del Review Tour dedicato al terzo volume di Aki il Bakeneko, di cui non vedo l'ora di parlarvi.




Titolo: Aki il Bakeneko e il risveglio della sacerdotessa
Autore: Stefania Siano
Serie: Aki il Bakeneko #3
Illustrazioni: Paola Siano
Prezzo: 9,00€
Pagine: 120
Pubblicazione: 2021
Editore: Self Publishing


Trama: Ti disprezzo!”, “Sei un assassino!”, “Ti odio!” Aki è tormentato dalle parole di rabbia di Yoko, ma è fermamente convinto nel volerla aiutare nel suo percorso. In un’atmosfera di incertezze e incomprensioni, a peggiorare la situazione sarà un demone misterioso che bloccherà Aki e i suoi amici in un tempo passato. Un luogo antico dove ha vissuto, per un periodo, il monaco Miroku.



Oggi, a distanza di un anno dall'ultima volta che ho avuto il piacere di parlarvi di questa adorabile serie di racconti, torniamo a dedicarci alle avventure di Aki il Bakeneko, questa volta in occasione dell'uscita del terzo e penultimo volume della saga: Il risveglio della sacerdotessa.
Scritti da Stefania Siano e illustrati dalla sorella Paola, nel corso della storia abbiamo imparato ad affezionarci ai personaggi e a fare il tifo per loro, seguendoli nei vari volumi della serie. In questi anni ho apprezzato molto il modo in cui tutto ciò che riguarda Aki è maturato: lo stile dell'autrice, la caratterizzazione dei personaggi e la complessità della trama, che si fa sempre più avvincente e ricca di pericoli. Questo terzo volume, in particolare, è riuscito a tenermi con il fiato sospeso fino all'ultima pagina, e non è una cosa scontata quando si tratta di racconti, dato che in genere non sono un'amante delle storie così brevi. Stefania però è abilissima nel catapultare il lettore nel bel mezzo dell'avventura, e a catturare immediatamente l'interesse e l'attenzione con uno stile sempre più pulito e incisivo.
Parlare della trama è davvero difficile quando si tratta di racconti, il rischio di fare spoiler è dietro l'angolo e per niente al mondo vorrei rovinarvi il divertimento di accompagnare Aki, Yoko, Koichi e tutti gli altri personaggi in questa nuova avventura, ma posso dirvi che le cose si fanno sempre più intriganti, sia per quanto riguarda la storia che nelle relazioni tra i protagonisti. Ormai sono davvero affezionata a tutti loro e vederli alle prese con pericolosi demoni, dimensioni misteriose e problemi di cuore è sempre emozionante e interessante.
Ad accompagnare il testo sono presenti le meravigliose illustrazioni di Paola Siano, che in questo volume si è davvero superata, riuscendo a catturare l'anima della storia nelle tavole in bianco e nero che ormai contraddistinguono la serie di Aki e che rendono ancora più viva la lettura.
Per quanto mi riguarda vi consiglio di recuperare questa serie di racconti di genere Fantasy orientale se amate il Giappone, i manga e siete alla ricerca di una lettura scorrevole e di intrattenimento. Aki il Bakeneko saprà farvi ridere, ma anche commuovere, perché se c'è una cosa che l'autrice sa fare bene è bilanciare ironia e malinconia per dare vita a una storia divertente, ma che affronta anche tematiche come il coraggio, l'amore e l'amicizia.
Adesso non ci resta che aspettare l'uscita del quarto e ultimo volume della serie per scoprire come si concluderanno le avventure dei nostri amici!



venerdì 12 novembre 2021

Recensione "Il Nido" di Kenneth Oppel

Buongiorno Lettori e buon venerdì, come state? Come prima recensione del mese riesco finalmente a parlarvi del titolo che ho letto a ottobre per la challenge 12 parole per 12 libri e che mi è piaciuto davvero moltissimo. Si tratta di un Middle Grade illustrato di cui ho sentito parlare poco, ma che secondo non può mancare nelle vostre librerie. Fatemi sapere se lo conoscete o lo avete letto!



È soltanto un sogno. Non ha alcun potere su di me.

Titolo: Il Nido
Autore: Kenneth Oppel
Illustrazioni: Jon Klassen
Prezzo: 16,00€
Pagine: 256
Pubblicazione: 2016
Editore: Rizzoli


Trama: La prima volta che le ho viste, ho creduto che fossero angeli. Cos’altro potevano essere, con quelle loro ali chiare, leggere e sottili come garze, e la luce che le ammantava?” E poi, Steve, che a dodici anni si trascina dall’infanzia paure ancestrali, di angeli sente di averne un gran bisogno: il piccolo, il fratellino appena nato, ha qualcosa che non va, e il terrore del peggio sta logorando in fretta tutta la famiglia. E così, quando strane creature luminose iniziano a visitare i suoi sogni, spiegandogli di essere venute per aiutare il piccolo, Steve fa quello che faremmo tutti: accetta la loro proposta. Ma le creature non sono affatto angeli, e quando Steve lo scopre, il confine tra gli incubi e la realtà non è così impenetrabile come gli adulti intorno a lui sostengono. E lui è l’unico che può fare qualcosa.


Ci sono libri che aspettano sullo scaffale per anni e poi, improvvisamente, ti chiamano. Con Il Nido mi è successo esattamente questo. Per tantissimo tempo l'ho ammirato, sfogliato e poi rimesso al suo posto, senza trovare mai il momento perfetto per leggerlo, nonostante la curiosità. Adesso che l'ho terminato posso dire che ne è valsa la pena, perché la storia di Steve è arrivata proprio quando ne avevo più bisogno.
Si tratta di un Middle Grade illustrato in bianco e nero, l'età consigliata è dai 13 anni in su e personalmente trovo che sia ottima perché, nonostante la narrazione semplice e lineare e lo stile scorrevole, la trama va a toccare anche tematiche delicate e, in alcuni casi, scomode.
Al centro della storia troviamo la famiglia di Steve, il nostro giovane protagonista, che sta vivendo un momento piuttosto drammatico: il nuovo arrivato, il fratellino appena nato, ha qualcosa che non va. Nel romanzo non viene mai specificato da quale patologia sia affetto il piccolo, ma fin dall'inizio si capisce che la situazione è grave. La sopravvivenza del piccolo non è garantita, sarà necessaria un'operazione al cuore e, anche a quel punto, non è detto che Theo avrà uno sviluppo "normale".
Nonostante il romanzo parli ai ragazzi più giovani, vivere la paura di questa famiglia è stato emotivamente pesante. Il tema è affrontato in maniera realistica ed educativa ma, anche se l'autore è stato attento a non appesantire mai inutilmente il testo, farsi carico delle paure e dei sensi di colpa del protagonista in alcuni momenti non è stato semplicissimo.  Trovo sempre interessante parlare ai giovani di ansia, disturbo ossessivo compulsivo e attacchi di panico, e mi è piaciuto il modo in cui è stato sviluppato il personaggio di Steve. È realistico, fragile per molti aspetti, ma dotato di un grande coraggio. Impossibile non empatizzare con un protagonista così giovane, umano e sfaccettato.
Proprio per questo trovo che Il Nido sia un romanzo davvero valido e intelligente: sa parlare ai lettori in maniera sincera. Non calca sui temi delicati in modo eccessivo, non è un libro che punta alla lacrima facile, ma sa quali corde toccare per smuovere emozioni, paure e sogni, e lo fa bene, nel modo giusto.

Una eccezionale storia di trionfo sui mostri dentro e fuori di noi.

Per quanto mi riguarda è stata una lettura scorrevole e dal ritmo incalzante, è una storia in cui realtà e paranormale si mescolano, e non è mai chiaro dove sia il confine tra una e l'altra. Una cosa però è certa: attraverso i sogni di Steve, l'autore è riuscito a lanciare un messaggio fortissimo, che parla al lettore di coraggio e solitudine, e ci insegna che amare, rialzarsi e perdonare se stessi e gli altri sono qualità che valgono più della perfezione.
Più che per la trama credo che questo romanzo mi resterà impresso per la potenza di alcune emozioni che è riuscito a trasmettermi, quando mi imbatto in storie che parlano soprattutto di paura e coraggio non riesco a restare indifferente, perché riesco a ritrovarmi molto nei personaggi e nelle loro insicurezze. Insomma, Il Nido è esattamente il tipo di libro che fa per me: affronta tematiche difficili in maniera brillante. È illustrato, d'impatto e vuole raccontare qualcosa di importante, qualcosa che, letto nel momento giusto, può davvero cambiare la vita di una persona.
Nel mio caso non ha raggiunto esattamente quei livelli, ma questo perché ho passato la mia vita a divorare romanzi che sapevo mi avrebbero devastata, e diventa sempre più difficile farmi restare senza fiato. Trovo che però sia una lettura potente e dalle molteplici interpretazioni, che potrebbe cambiare la vita di un giovane lettore, come altre storie simili hanno fatto con me, tanto tempo fa.
Spero vorrete dargli una chance, perché secondo me ne vale davvero la pena e non vi deluderà!

Se vi va fatemi sapere se conoscevate questo romanzo e cosa ne pensate, vi incuriosisce?

venerdì 29 ottobre 2021

Recensione " Il mummificatore" di Nicola Brunialti

Buongiorno Lettori e buon venerdì, come state? Oggi vi tengo compagnia con l'ultima puntata della rubrica dedicata alle letture di Halloween! Sono contenta di essere riuscita a parlarvi di così tanti libri spooky nel corso del mese, anche se devo ammettere che quest'anno non mi sono organizzata benissimo e più di una volta mi sono trovata a dover leggere e recensire i titoli all'ultimo minuto. Spero che questa piccola serie di recensioni spaventose vi sia comunque piaciuta!



Entrate nel mondo dei fantasmi!
L'unico rischio è non uscirne vivi.

Titolo: Il Mummificatore
Autore: Nicola Brunialti
Prezzo: 9,90€
Pagine: 188
Pubblicazione: 2011
Editore: Newton Compton


Trama: Sophie ha tredici anni e tutti pensano che sia una ragazzina "strana". Sarà per quel ciuffo di capelli fucsia davanti agli occhi, o forse perché è indipendente, introversa, ama la musica gothic e parla poco. L'unico con cui si confida è nonno Thomas, che l'ha sempre accettata e amata così com'è. Ma il nonno è morto, da tre anni... Eppure Sophie non lo ha mai dimenticato: ogni mattina, prima di andare a scuola, lo va a trovare a Ober St Veit, il cimitero di Vienna, e gli racconta segreti e paure. Ma un giorno, tra tombe e alberi spogli, Sophie scompare, senza lasciare traccia. La polizia indaga, ha pochi indizi e un unico terribile sospetto... Che l'introvabile serial killer che terrorizza la città possa aver colpito ancora? Nessuno può immaginare che la ragazza sia stata risucchiata in un inquietante mondo parallelo... Tra fantasmi che camminano sulla Terra, città infestate e case pericolanti, Sophie si troverà coinvolta in un'avventura più grande di lei. Riuscirà mai a tornare a casa?


Cimiteri infestati, case pericolanti e fantasmi vendicativi:
vieni a scoprire un universo da brividi.

Dopo tanti anni passati a guardare questo romanzo prendere polvere sugli scaffali, finalmente mi sono decisa a leggerlo. Pensavo potesse essere una lettura perfetta per questi giorni che precedono Halloween e sì, da un certo punto di vista è stato così, ma non ne sono rimasta del tutto soddisfatta. Il primo appunto che voglio fare riguarda titolo e copertina che, per quanto inerenti alla storia, risultano a modo loro molto fuorvianti. Non so esattamente a quale target sia rivolto Il Mummificatore, ma mi aspettavo una storia decisamente più macabra e spaventosa, cosa che in realtà non è. Ha tutti gli elementi giusti - fantasmi, omicidi e sedute spiritiche - per un bel romanzo Horror per ragazzi, ma è evidente fin dalle prime pagine che la storia è rivolta ad un pubblico molto, molto giovane.
La trama è carina: mentre a Vienna si stanno consumando dei terribili omicidi, la nostra protagonista Sophie, di tredici anni, viene trascinata per sbaglio nel mondo dei fantasmi a causa di una seduta vivitica - l'opposto delle nostre sedute spiritiche - praticata da due piccoli fantasmi curiosi. Al contrario di quanto mi aspettavo, il "mondo di sotto" si è rivelato un luogo decisamente buffo e divertente. Un po' grigio, sì, ma popolato di fantasmi giovani e vecchi che lavorano, vivono in quartieri tranquilli e affrontano tutti i giorni le piccole difficoltà quotidiane. Niente di spaventoso, anzi, la famiglia di fantasmi che cercherà di aiutare Sophie a tornare a casa, nel mondo dei vivi, si è rivelata molto comica e simpatica, così come la maggior parte dei personaggi. Tra queste pagine troverete una festa di complemorte in maschera, cani fantasma che parlano e guidano la macchina, frittelle di vermi, pane ammuffito e un po' di avventura.
Anche lo stile dell'autore è perfetto per i lettori più giovani, la narrazione infatti è scorrevole e semplicissima, i dialoghi divertenti e non manca qualche simpatica battuta.
Nel complesso è stata una lettura piacevole, ma un po' più ingenua di quanto mi aspettassi, credo che l'età perfetta per apprezzare questo romanzo si aggiri intorno agli 11-12 anni, un lettore più grande potrebbe trovare la storia banale ed eccessivamente semplice. Non che sia un male, ma per rappresentare al meglio gli elementi spensierati e buffi del romanzo io avrei trovato molto più adatta una copertina completamente differente, che non facesse pensare a qualcosa di spaventoso.
Nonostante tutto non posso dire di esserne rimasta delusa, l'avventura di Sophie nel mondo dei fantasmi è carina e si legge in poche ore, e anche se l'ingenuità della storia spesso mi ha fatto sorridere non posso dire di essermi annoiata. Certo, è piuttosto prevedibile, ma mantiene comunque un buon ritmo e i capitoli si divorano senza sforzo uno dopo l'altro. Nessun brivido o spavento, anzi, ho riso più di una volta per una scena divertente o un dialogo spiritoso, ma a modo suo è stata una piacevole compagnia per questi pomeriggi di ottobre.

Fatemi sapere se avete letto questo romanzo e cosa ne pensate, vi incuriosisce?

mercoledì 27 ottobre 2021

Recensione "Il fantasma di Canterville" + "La leggenda di Sleepy Hollow"

Buongiorno Lettori e buon mercoledì, come state? Siete pronti per la notte più spaventosa dell'anno? Ormai manca pochissimo ad Halloween, ma questo significa anche che la nostra rubrica a tema è quasi giunta al termine. Oggi infatti vi tengo compagnia con la penultima puntata, dedicata a due racconti che nel tempo sono diventati classici molto apprezzati, e venerdì concluderemo gli Speciale Halloween con un'ultima recensione. Voi avete fatto qualche lettura spooky nel corso di ottobre?




Titolo: Il fantasma di Canterville
Autore: Oscar Wilde
Prezzo: 4,90€
Pagine: 96
Pubblicazione: 2020
Editore: Garzanti
 

Trama: Nelle sale di un antico castello, situato nei pressi della cittadina inglese di Ascot, da secoli si aggira un fantasma. È lo spettro sir Simon, un vecchio signore con gli occhi rossi come carboni ardenti, lunghi boccoli grigi e pesanti ceppi ai polsi e alle caviglie. Eppure sir Simon non fa paura. Al contrario, è preso di mira dai figli degli Otis - l'«orribile, volgare e disonesta famiglia» che abita il castello - e cade spesso vittima dei loro scherzi. Ad avere pietà di lui sarà solo Virginia, la sorella tanto «buona e gentile» dei giovani aguzzini, l'unica in grado di trovare nel singolare inquilino un confidente e un amico.

Con Il fantasma di Canterville sapevo già di andare sul sicuro: avevo avuto il piacere di leggerlo lo scorso anno in una raccolta di racconti di Wilde, e da allora mi è rimasto nel cuore per la sua vena ironica e malinconica. Al contrario di quanto possa far pensare il titolo, infatti, si tratta di una storia di fantasmi, sì, ma di genere umoristico. In poche pagine l'autore è riuscito a sviluppare una trama coinvolgente, che sfrutta al meglio le spettrali e affascinanti descrizioni gotiche dell'epoca, ma che al tempo stesso strappa più di un sorriso al lettore.
La storia è piuttosto semplice, ma scritta benissimo e in maniera sorprendentemente scorrevole, cosa che non è sempre scontata quando si parla di classici. Con questa rilettura Il fantasma di Canterville si riconferma essere uno dei racconti che preferisco in assoluto, mi sono affezionata molto allo sfortunato spettro di Sir Simon, che con i suoi buffi tentativi di spaventare la famiglia Otis non fa che conquistare il lettore. Prendete un antico castello inglese di fine '800, il fantasma tormentato e scorbutico di un vecchio signore e una famiglia che non ha nessuna voglia di stare ai suoi scherzi. Il risultato è semplicemente geniale, comico e piacevole, oscuro quanto basta da renderlo il racconto perfetto per la notte di Halloween, con una nota malinconica e commovente sul finale, ma anche spensierato.
Personalmente lo adoro e vi consiglio di recuperarlo, il finale è poetico e mi strappa sempre un sospiro di tristezza, ma anche un sorriso di speranza. Un piccolo capolavoro, è proprio il caso di dirlo.








Titolo: La leggenda di Sleepy Hollow
Autore: Washington Irving
Prezzo: 4,90€
Pagine: 75
Pubblicazione: 2020
Editore: Garzanti


Trama: Lungo le rive del fiume Hudson, poco lontano dalla cittadina di Tarry Town, si apre la valle incantata di Sleepy Hollow, sopita in un'atmosfera di «sabbatica immobilità». In questa landa misteriosa e appartata dal mondo pare si aggiri il fantasma di un cavaliere decapitato, che galoppa a spron battuto nelle tenebre alla ricerca della propria testa. Ma è davvero soltanto una leggenda? La leggenda di Sleepy Hollow è presto diventato un racconto amatissimo tra i lettori di tutto il mondo e di tutte le età, ed è stato fonte di ispirazione per un celebre film di Tim Burton.

Credo che bene o male tutti conosciamo la storia di Sleepy Hollow, vuoi per il cartone Disney - che da piccola mi terrorizzava - o per l'ancor più famoso film che ha ispirato la pellicola di Tim Burton. Ero davvero curiosa di leggere l'opera originale, ma purtroppo devo ammettere di esserne rimasta un po' delusa. La storia a grandi linee è quella del cartone Disney, che a ripensarci adesso in effetti è davvero fedele, ma dal racconto mi aspettavo qualcosa in più.
Premesso che fino ad ora non avevo mai letto niente di Irving, ho trovato il linguaggio utilizzato un po' pensante, infatti nonostante conti appena 75 pagine la lettura non è stata molto scorrevole e mi sono trovata più di una volta a fare delle pause, senza avere particolarmente voglia di tornare poi alle avventure di Ichabod. Non lo reputo un brutto racconto, ma non sono rimasta soddisfatta né dalla storia vera e proprio né dal finale, mi aspettavo decisamente più suspense, invece il tutto viene narrato senza coinvolgimento. Il problema principale è che, a conti fatti, nel racconto non succede nulla. La figura misteriosa e inquietante del Cavaliere senza Testa compare per poche pagine sul finale, un finale che comunque non mi ha convinta più di tanto.
Insomma, sicuramente non uno dei miei racconti Horror preferiti, al contrario. Non lo considero scarso, ma forse è una storia un po' povera e che personalmente non mi ha detto granché. Peccato perché vista l'idea di base avrebbe potuto venirne fuori una storia da brividi! Vista la ridotta quantità di pagine consiglio comunque di recuperarlo, se vi piace il genere e siete curiosi, ma lascia un po' il tempo che trova.

Avete letto questi racconti? Fatemi sapere se vi sono piaciuti e se avete visto i film che ne sono stati tratti!

venerdì 22 ottobre 2021

Recensione "Sulle tracce di Jack lo Squartatore" di Kerri Maniscalco

Buongiorno Lettori e buon venerdì, come state? Mi sono resa conto solo adesso che siamo già al 22 ottobre e che ho ancora 3 o 4 titoli spooky di cui parlarvi! Sì, quest'anno sono arrivata un po' tardi a organizzare la rubrica Speciale Halloween e adesso sto un po' faticando a starci dietro, ma vediamo cosa riesco a fare. Intanto oggi vi parlo di un romanzo super chiacchierato che a me, tanto per cambiare, non è piaciuto. Fatemi sapere se avete letto la saga della Maniscalco e cosa ne pensate!



Un famigerato criminale che nessun uomo è stato capace di catturare. Ora è il turno di una ragazza.

Titolo: Sulle tracce di Jack lo Squartatore
Autore: Kerri Maniscalco
Prezzo: 20,00€
Pagine: 372
Pubblicazione: 2020
Editore: Mondadori


Trama: È stata cresciuta per essere la perfetta dama dell'alta società vittoriana, ma Audrey Rose Wadsworth vede il proprio futuro in modo molto diverso. Dopo aver perso l'amatissima madre, è decisa a comprendere la natura della morte e i suoi meccanismi. Così abbandona l'ago da ricamo per impugnare un bisturi da autopsia, e in segreto inizia a studiare Medicina legale. Presto viene coinvolta nelle indagini sull'assassino seriale noto come Jack lo Squartatore e, con orrore, si rende conto che la ricerca di indizi la porta molto più vicina al suo mondo ovattato di quanto avrebbe mai creduto possibile. Ispirato agli efferati crimini irrisolti che hanno insanguinato la Londra di fine Ottocento, lo strabiliante romanzo d'esordio di Kerri Maniscalco tesse un racconto ricco di atmosfera che intreccia bellezza e oscurità, in cui una ragazza vittoriana molto moderna scopre che non sempre i segreti che vengono sepolti lo rimangono per sempre.


Dopo aver sperato per così tanto tempo che qualcuno traducesse questa serie della Maniscalco in italiano, sono stata felicissima di poter finalmente stringere tra le mani la mia copia di Sulle tracce di Jack lo Squartatore. Ci ho messo un po' a trovare il momento giusto per iniziarlo, è vero, ma nonostante le critiche le mie aspettative erano non dico alte, ma comunque non indifferenti.
Ero convinta che in un modo o nell'altro mi sarebbe piaciuto.
Ecco, no. Purtroppo a lettura terminata devo ammettere che i pareri negativi di chi lo aveva letto prima di me erano fondati, questo romanzo non funziona. Per tanti motivi.
Prima di iniziare voglio però dire che, nonostante alla fine io abbia deciso di bocciarlo, non lo ritengo uno dei peggiori libri in circolazione e proprio per questo sono stata tentata fino all'ultimo di assegnargli una mezza stellina in più, giusto per arrivare alla sufficienza. Dopo essermi fatta un esame di coscienza mi sono però dovuta rassegnare alla bocciatura: i difetti del romanzo sono sicuramente più dei pregi e leggerlo non mi ha trasmesso nessuna emozione, quindi purtroppo non me la sono sentita di salvarlo.
La storia di base era partita bene: ci troviamo nella Londra di fine '800, dove Audrey Rose, diciassettenne di buona famiglia e appassionata di medicina legale, trascorre all'insaputa del padre le sue giornate nel laboratorio dello zio, imparando da lui a dissezionare cadaveri, fino a quando non si trova coinvolta nelle indagini sui brutali omicidi di Jack lo Squartatore. Personalmente non conosco molti YA basati sulla figura di quello che è stato uno dei criminali più famosi della storia, quindi ero davvero curiosa, ma sono rimasta delusa fin dalle prime pagine.
Lo stile della Maniscalco infatti mi ha subito dato l'impressione di essere anonimo e pigro, quasi inesistente. Più che scrivere, sembra che l'autrice si sia limitata ad elencare una sequenza di gesti compiuti dai personaggi, senza aggiungerci niente. In genere apprezzo molto gli stili semplici e scorrevoli, soprattutto se sto leggendo uno YA di intrattenimento, ma in questo caso mi sento di dire che, per quel che sono i miei gusti, la Maniscalco non scrive bene. Ho trovato la narrazione molto noiosa e piatta, quasi apatica, e purtroppo la storia non è riuscita a coinvolgermi neanche in quei rari momenti di azione o di pericolo che, in teoria, avrebbero dovuto tenermi con il fiato sospeso.
Il romanzo non è particolarmente lungo, ma ho davvero faticato a terminarlo tanta era la noia. Un altro punto che non va a suo favore è che, per tutta la durata della storia, ho provato nei confronti delle indagini e dell'identità di Jack lo Squartatore un disinteresse spaventoso. Sono arrivata alle ultime pagine senza la benché minima curiosità di scoprire chi fosse il colpevole. Se anche avessi deciso di abbandonare il romanzo non sarei neanche andata a sbirciare il finale e questo è davvero un brutto segno.

Ha ucciso donne a sangue freddo. Ha terrorizzato un'intera città.
Si è preso gioco di noi che gli davamo la caccia. Ma nonostante tutti questi orrori, alla fin fine, non posso negarlo... ero inquietantemente affascinata dallo Squartatore.

Purtroppo ho provato solo indifferenza anche per i personaggi, che sono pochissimi, insulsi e caratterizzati male. L'autrice si ostina a descriverli come brillanti e intelligenti, peccato che nessuno di loro dimostri queste qualità nel corso del romanzo, al contrario, per la maggior parte del tempo si comportano tutti come degli incapaci. 
Una delle pecche più grandi è stata anche l'assenza di descrizioni, in generale. L'atmosfera cupa della Londra vittoriana si respira appena, così come tutti gli elementi che caratterizzano quest'epoca tanto affascinante e che l'autrice, non si sa perché, ha semplicemente omesso. Durante la lettura non sembra affatto di star passeggiando nei vicoli di Londra in cerca di un temibile assassino. Manca totalmente quell'oscurità che la storia prometteva e l'ambientazione rimane semplicemente uno scenario di sfondo sfruttato male.
Sono rimasta piuttosto infastidita anche dalla scelta forzata dell'autrice di rendere la protagonista una ragazza forte, ribelle e dalla personalità fuori dagli schemi, o meglio, avrei apprezzato tantissimo, se solo non si fosse rivelato un tentativo mal riuscito di portare avanti un'idea di femminismo che però, a conti fatti, non porta a nulla e non riesce a far riflettere davvero il lettore sulla condizione femminile dell'epoca.
In definitiva, sia la parte investigativa che quella romantica sono state gestite male e risultano poco interessanti e credibili, in generale mi è sembrato di leggere un romanzo poco curato e approssimativo. Per non parlare del finale scontatissimo! In genere mi diverto molto a leggere gialli e Thriller proprio perché, avendo l'intuito di un comodino, non indovino mai l'identità del colpevole e resto sempre a bocca aperta quando alla fine viene svelata. In questo caso già da metà romanzo era praticamente impossibile non capire chi si nascondesse dietro alla misteriosa figura di Jack, e se ci sono arrivata io, che in genere non capisco niente, è grave.
Nonostante tutti i difetti - che come avete appena visto non sono pochi - non posso dire di aver detestato Sulle tracce di Jack lo Squartatore. Più che altro mi ha lasciato una sensazione di delusione e di dispiacere, perché avrebbe potuto essere uno YA davvero interessante ma è stato gestito male e il risultato è una lettura che non appassiona, in cui né lo stile dell'autrice né i personaggi riescono a spiccare, e che di certo non riesce ad affascinare per le descrizioni.
Ora come ora non ho interesse a proseguire con la saga, ma visto che il seguito è ambientato in Romania ed è incentrato sulla figura di Dracula, che mi affascina sempre, non escludo di dare alla Maniscalco una seconda possibilità, in futuro. In tal caso però credo sfrutterò gli audiolibri, perché onestamente per quanto i cartacei siano curati e le copertine mi piacciano un sacco non credo che valga la pena recuperarli.

Fatemi sapere se questo romanzo vi incuriosisce e, se lo avete letto, mi consigliate di proseguire con la saga?

lunedì 18 ottobre 2021

Recensione "Paura!" di Donatella Ziliotto

Buongiorno Lettori e buon lunedì, come state? Come forse sapete ero convinta di non riuscire a pubblicare la puntata di oggi, dato che sabato ho fatto la seconda dose di vaccino. Nel weekend in effetti non ho neanche acceso il pc, ma questa mattina sono riuscita a scattare la foto al libro di cui sto per parlarvi e quindi, alla fine, ho deciso di scrivere al volo anche la recensione. Fatemi sapere se conoscete questa raccolta di racconti o se magari state facendo delle letture a tema Halloween!



Classici col brivido adattati da Donatella Ziliotto

Titolo: Paura!
Autore: Donatella Ziliotto
Illustrazioni: Laura Re
Prezzo: 14,50€
Pagine: 224
Pubblicazione: 2019
Editore: Einaudi


Trama: I sedici racconti d’autore raccolti in questa antologia, nell’elegante adattamento di Donatella Ziliotto, hanno in comune un’atmosfera da brivido e una derivazione letteraria, ma ogni storia è diversa dall’altra, perché la paura ha molteplici aspetti. Può nascere come un’inquietudine sottile e crescere di pagina in pagina, trasformandosi in terrore, oppure divampare come un incendio fin dalla prima riga, senza concedere un attimo di tregua.



In genere non sono il tipo di lettrice che ama i racconti - la maggior parte delle volte non mi soddisfano - ma trovo che sotto le festività siano perfetti. Proprio per questo avevo deciso di aspettare ottobre per dedicarmi a Paura, una raccolta di celebri racconti Horror adattati da Donatella Ziliotto, scrittrice e traduttrice di cui fino ad ora non avevo mai letto nulla.
Nel complesso devo dire che questa raccolta mi è piaciuta e la trovo una lettura molto adatta ad Halloween. Di alcuni dei racconti presenti avevo già letto la versione originale e mi sembra che l'autrice abbia fatto un buon lavoro nel riadattarli per un target giovane, altri invece non li conoscevo quindi non posso fare un paragone con l'originale, ma sono tutti scorrevoli, cupi e ben scritti quindi è stata una lettura molto piacevole.
Tutti i racconti sono accompagnati dalle bellissime illustrazioni di Laura Re, che ho apprezzato tantissimo. Le tavole sfruttano pochi colori, di solito bianco, nero e giallo, ma riescono ad essere molto suggestive e a rendere la lettura ancora più coinvolgente, è stata una scelta molto azzeccata che piacerà sia ai lettori giovani che a quelli adulti.
L'unica cosa che non mi ha convinta è stata la scelta dei racconti, che a mio parere non sono stati selezionati benissimo. Questa raccolta è consigliata dai dieci anni in su, un target davvero basso per dei racconti Horror, ma se alcune delle storie non fanno paura neanche lontanamente - come per esempio La bambina di neve di Nathaniel Hawthorne o La rivolta degli oggetti di Guy de Maupassant, che ho trovato quasi divertenti - altri secondo me non sono adatti ad un pubblico di bambini, come nel caso del famoso Il gatto nero, di Edgar Allan Poe. Anche se riadattato rimane un racconto davvero macabro, che io avrei evitato di inserire nella raccolta. Chiaramente non tutti i bambini hanno la stessa sensibilità, ma per andare sul sicuro avrei preferito che i racconti selezionati fossero stati tutti sulla stessa lunghezza d'onda, questo saltare da storie buffe ad altre così macabre mi ha un po' spiazzata, penso che regalarlo ad un bambino sarebbe una scelta molto azzardata, a patto di non conoscere benissimo i suoi gusti.
Tralasciando questo dettaglio trovo che sia davvero una bella lettura per questo periodo dell'anno, soprattutto se avete voglia di leggere qualcosa di un po' spaventoso ma non avete il tempo di buttarvi su un bel romanzo corposo. Consigliato, penso proprio che in futuro lo rileggerò!

Conoscevate questa raccolta di racconti Horror? Fatemi sapere se vi piacerebbe leggerla o se state facendo delle lettura a tema per Halloween!