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mercoledì 29 dicembre 2021

Recensione "Bianco" di Laura Bonalumi

Buongiorno Lettori e buon mercoledì, come state? Oggi vi tengo compagnia con il penultimo post dell'anno, ovvero la recensione del romanzo che ho letto a dicembre per l'ultima tappa della challenge 12 parole per 12 libri, che è ufficialmente giunta al termine. Si tratta di un libro che ho apprezzato molto e sono contenta di aver chiuso il mio 2021 con questa storia ambientata in inverno. Fatemi sapere se conoscete il romanzo o se magari avete già letto qualche altra opera dell'autrice!


Una storia potente, al tempo stesso un thriller inesorabile, un romanzo di formazione profetico e spirituale e una riuscita metafora della condizione umana.


Titolo: Bianco
Autore: Laura Bonalumi
Prezzo: 16,50€
Pagine: 239
Pubblicazione: 2020
Editore: Piemme


Trama: Fuori dalla chiesa, la peggiore bufera di neve che si ricordi. Dentro la chiesa, sette persone rifugiate e isolate dal mondo. Una ragazza, una donna, due bambini, un uomo, un prete, un ladro. Tutti hanno perso qualcosa di molto prezioso. Ma nessuno ha perso la speranza di uscire da lì, salvarsi e tornare nel mondo esterno. Mentre fuori la nevicata non accenna a diminuire, dentro i viveri scarseggiano e ogni decisione può fare la differenza tra sopravvivere e morire.



Tutto ha inizio con una nevicata fuori stagione. È autunno, e il paesaggio che si ricopre di bianco sembra quasi una magia, un sogno. Solo che la neve non si ferma. Si trasforma in bufera, poi in ghiaccio e in gelo, e in un battito di ciglia la città scompare, ibernata in un inverno mortale, che non lascia scampo a nessuno: piante, animali, persone.
Con questa premessa ho pensato che dicembre fosse il mese perfetto per dedicarmi finalmente a Bianco, romanzo per ragazzi che da troppo tempo mi aspettava sullo scaffale. E le mie aspettative non sono state deluse, anzi, la Bonalumi ancora una volta ha saputo catturarmi e tenermi incollata alle pagine, come era già successo tanti anni fa con La bambina dai capelli di luce e vento, romanzo delizioso che affrontava tematiche validissime. Con questo romanzo l'autrice si rivolge ad un target leggermente più adulto, ma lo stile è sempre il suo, ben riconoscibile. Una penna affilata e senza fronzoli, che va dritta al punto e riesce a trasmettere con poche parole le atmosfere e le emozioni dei personaggi. La narrazione veloce e incalzante porta a divorare il libro in pochissimo tempo, un po' per la curiosità di scoprire il destino del nostro gruppo di sopravvissuti, che dopo aver trovato rifugio in una chiesa cercano di fare del proprio meglio per non cedere alla paura, al freddo e alla fame, e un po' perché i capitoli sono brevi e ben scritti.

In mondo ha smesso di vivere, di esistere, di funzionare. Come se qualcuno lo avesse chiuso in un freezer affinché congelasse tutte le sue cattive abitudini e meditasse sul suo comportamento. Su ciò che aveva detto, fatto, ma soprattutto non fatto.

Bianco si è rivelata davvero una bella lettura, attraverso gli occhi di Isabella ho percepito l'incredulità e il terrore di ritrovarsi gettati in una realtà che fino a poco tempo prima sembrava solo distopia. Ho apprezzato moltissimo anche la dinamica che si è andata a creare tra i personaggi, la forza di trovare in un gruppo di sconosciuti una nuova famiglia, di aiutarsi l'un l'altro anche nei momenti di sconforto.
Questo romanzo di formazione, che utilizza l'idea di una perenne tempesta di neve per mettere in ginocchio l'uomo, altro non è che una metafora per parlare ai ragazzi non solo di amicizia, perdita e coraggio, ma anche di emergenza climatica. Abbiamo maltrattato il nostro meraviglioso pianeta per troppo tempo, e sappiamo che il punto di non ritorno è vicino. Bianco lancia un messaggio alle nuove generazioni, un messaggio forte e chiaro, che invita i giovani a resistere e a fare meglio di quanto è stato fatto - o meglio, non fatto - in passato. A non commettere gli stessi errori. Ma lo fa senza ramanzine o paternalismo, senza addossare la colpa a qualcuno piuttosto che a qualcun altro. Lo fa mettendo il lettore faccia a faccia con una realtà agghiacciante e spaventosa, che grazie alla sua potenza riesce a far riflettere e ad insegnare.
Una storia veloce, da divorare, che affronta con semplicità e onestà le tematiche del lutto e della solitudine, ma che regala anche la speranza di un futuro migliore, e la forza di sostenere gli altri, anche quando non siamo certi di essere abbastanza forti da sostenere noi stessi.


Cosa ne pensate di questo romanzo, lo conoscete?

venerdì 12 novembre 2021

Recensione "Il Nido" di Kenneth Oppel

Buongiorno Lettori e buon venerdì, come state? Come prima recensione del mese riesco finalmente a parlarvi del titolo che ho letto a ottobre per la challenge 12 parole per 12 libri e che mi è piaciuto davvero moltissimo. Si tratta di un Middle Grade illustrato di cui ho sentito parlare poco, ma che secondo non può mancare nelle vostre librerie. Fatemi sapere se lo conoscete o lo avete letto!



È soltanto un sogno. Non ha alcun potere su di me.

Titolo: Il Nido
Autore: Kenneth Oppel
Illustrazioni: Jon Klassen
Prezzo: 16,00€
Pagine: 256
Pubblicazione: 2016
Editore: Rizzoli


Trama: “La prima volta che le ho viste, ho creduto che fossero angeli. Cos’altro potevano essere, con quelle loro ali chiare, leggere e sottili come garze, e la luce che le ammantava?” E poi, Steve, che a dodici anni si trascina dall’infanzia paure ancestrali, di angeli sente di averne un gran bisogno: il piccolo, il fratellino appena nato, ha qualcosa che non va, e il terrore del peggio sta logorando in fretta tutta la famiglia. E così, quando strane creature luminose iniziano a visitare i suoi sogni, spiegandogli di essere venute per aiutare il piccolo, Steve fa quello che faremmo tutti: accetta la loro proposta. Ma le creature non sono affatto angeli, e quando Steve lo scopre, il confine tra gli incubi e la realtà non è così impenetrabile come gli adulti intorno a lui sostengono. E lui è l’unico che può fare qualcosa.


Ci sono libri che aspettano sullo scaffale per anni e poi, improvvisamente, ti chiamano. Con Il Nido mi è successo esattamente questo. Per tantissimo tempo l'ho ammirato, sfogliato e poi rimesso al suo posto, senza trovare mai il momento perfetto per leggerlo, nonostante la curiosità. Adesso che l'ho terminato posso dire che ne è valsa la pena, perché la storia di Steve è arrivata proprio quando ne avevo più bisogno.
Si tratta di un Middle Grade illustrato in bianco e nero, l'età consigliata è dai 13 anni in su e personalmente trovo che sia ottima perché, nonostante la narrazione semplice e lineare e lo stile scorrevole, la trama va a toccare anche tematiche delicate e, in alcuni casi, scomode.
Al centro della storia troviamo la famiglia di Steve, il nostro giovane protagonista, che sta vivendo un momento piuttosto drammatico: il nuovo arrivato, il fratellino appena nato, ha qualcosa che non va. Nel romanzo non viene mai specificato da quale patologia sia affetto il piccolo, ma fin dall'inizio si capisce che la situazione è grave. La sopravvivenza del piccolo non è garantita, sarà necessaria un'operazione al cuore e, anche a quel punto, non è detto che Theo avrà uno sviluppo "normale".
Nonostante il romanzo parli ai ragazzi più giovani, vivere la paura di questa famiglia è stato emotivamente pesante. Il tema è affrontato in maniera realistica ed educativa ma, anche se l'autore è stato attento a non appesantire mai inutilmente il testo, farsi carico delle paure e dei sensi di colpa del protagonista in alcuni momenti non è stato semplicissimo.  Trovo sempre interessante parlare ai giovani di ansia, disturbo ossessivo compulsivo e attacchi di panico, e mi è piaciuto il modo in cui è stato sviluppato il personaggio di Steve. È realistico, fragile per molti aspetti, ma dotato di un grande coraggio. Impossibile non empatizzare con un protagonista così giovane, umano e sfaccettato.
Proprio per questo trovo che Il Nido sia un romanzo davvero valido e intelligente: sa parlare ai lettori in maniera sincera. Non calca sui temi delicati in modo eccessivo, non è un libro che punta alla lacrima facile, ma sa quali corde toccare per smuovere emozioni, paure e sogni, e lo fa bene, nel modo giusto.

Una eccezionale storia di trionfo sui mostri dentro e fuori di noi.

Per quanto mi riguarda è stata una lettura scorrevole e dal ritmo incalzante, è una storia in cui realtà e paranormale si mescolano, e non è mai chiaro dove sia il confine tra una e l'altra. Una cosa però è certa: attraverso i sogni di Steve, l'autore è riuscito a lanciare un messaggio fortissimo, che parla al lettore di coraggio e solitudine, e ci insegna che amare, rialzarsi e perdonare se stessi e gli altri sono qualità che valgono più della perfezione.
Più che per la trama credo che questo romanzo mi resterà impresso per la potenza di alcune emozioni che è riuscito a trasmettermi, quando mi imbatto in storie che parlano soprattutto di paura e coraggio non riesco a restare indifferente, perché riesco a ritrovarmi molto nei personaggi e nelle loro insicurezze. Insomma, Il Nido è esattamente il tipo di libro che fa per me: affronta tematiche difficili in maniera brillante. È illustrato, d'impatto e vuole raccontare qualcosa di importante, qualcosa che, letto nel momento giusto, può davvero cambiare la vita di una persona.
Nel mio caso non ha raggiunto esattamente quei livelli, ma questo perché ho passato la mia vita a divorare romanzi che sapevo mi avrebbero devastata, e diventa sempre più difficile farmi restare senza fiato. Trovo che però sia una lettura potente e dalle molteplici interpretazioni, che potrebbe cambiare la vita di un giovane lettore, come altre storie simili hanno fatto con me, tanto tempo fa.
Spero vorrete dargli una chance, perché secondo me ne vale davvero la pena e non vi deluderà!

Se vi va fatemi sapere se conoscevate questo romanzo e cosa ne pensate, vi incuriosisce?

giovedì 5 agosto 2021

Recensione "Il coraggio della libellula" di Deborah Ellis

Buongiorno Lettori e buon giovedì, come state? Oggi torno con una recensione dedicata alla challenge 12 parole per 12 parole, la parola di luglio come forse ricordate era "amicizia" e ho deciso di leggere Il coraggio della libellula, uno YA Thriller che avevo in casa da tantissimo tempo. Fatemi sapere se lo avete letto e nel caso come lo avete trovato, vi aspetto nei commenti se vi va!


L'amicizia è per sempre.
Ma il sospetto può ucciderla.

Titolo: Il coraggio della libellula
Autore: Deborah Ellis
Prezzo: 12,50€
Pagine: 210
Pubblicazione: 2013
Editore: Rizzoli


Trama: Casey e Jess, sedici anni, sono cresciute insieme in una piccola città della provincia canadese, un po’ claustrofobica, perbenista e spietata nei confronti di chi è diverso. Nei loro giochi di bambine e poi di ragazze si sono sempre chiamate mantide e libellula. Casey, solare ed equilibrata, ha una passione quasi ossessiva per gli insetti. Jess, fragile e insicura, ha sempre trovato nell’amica la sua forza. Ma Casey sta per lasciarla: grazie a una borsa di studio, andrà in Australia a studiare i suoi amati insetti e Jess non riesce a perdonarglielo. La libellula è convinta che quella sarà la loro ultima estate insieme, prima che tutto cambi. Ma è davvero difficile immaginare quanto, come, e a che prezzo. Quando nel campo estivo dove lavorano una bambina viene trovata morta, Casey è accusata dell’omicidio e da quel momento niente sarà più come prima.

Anche se Deborah Ellis è conosciuta principalmente per il Ciclo di Parvana - serie che racconta la vita di una bambina afghana - e per altri romanzi femministi, io ho deciso di avvicinarmi alle sue opere leggendo Il coraggio della libellula, uno YA Thriller che come genere rientrava alla perfezione nelle mie corde.
A qualche giorno dal termine del libro devo ammettere di non sapere bene cosa ne penso, si tratta di una storia che mi ha lasciato piuttosto interdetta e che ho faticato ad inquadrare. La trama racconta delle sedicenni Casey e Jess, amiche da tutta la vita, che come ogni anno lavorano insieme come capogruppo nel campo estivo i Dieci Salici. Tutto procede bene fino a quando una bambina assegnata al loro gruppo, la piccola Stephanie Glass, viene ritrovata morta e Casey viene arrestata con l'accusa di omicidio colposo. La storia ci viene raccontata dal punto di vista di Jess, che ripercorre attraverso dei flashback le settimane trascorse al campo estivo e successivamente lo svolgimento delle indagini e del processo al quale lei dovrà testimoniare.
Trama senza dubbio interessante e originale, soprattutto visto il target a cui il romanzo si rivolge, ma a cui secondo me manca qualcosa. Voglio spezzare una lancia a favore del libro perché non posso negare che, nel leggerlo, è riuscito a coinvolgermi tantissimo: mi ci sono letteralmente tuffata dentro, divorandolo tutto in una notte senza riuscire a staccarmi dalle pagine. Uno dei pregi dell'autrice è la capacità di trasmettere le sensazioni usando poche parole: Il coraggio della libellula è un libro breve e coinvolgente, ma anche scorrevole, lo si legge davvero in un soffio.

«Così alla fine l'hai uccisa?» le chiedo ridendo.
Casey fa un ghigno. «E ho nascosto il suo corpo in un albero cavo.»

Nell'istante in cui ho voltato l'ultima pagina, nel cuore della notte, ho pensato che fosse un romanzo per adolescenti davvero valido, lontano dalle solite storie già viste e riviste. L'autrice affronta anche delle tematiche scomode e delicate al di fuori di quella dell'accusa di omicidio, in particolare sono presenti disabilità e salute mentale che, in un contesto già difficile, offrono al lettore uno spaccato della vita di Jess e di quanto spesso al giorno d'oggi gli adolescenti siano lasciati a se stessi ad affrontare anche le difficoltà più grandi. Tra bullismo, insicurezze e la sensazione di non essere accettati dalla società e dai coetanei, Il coraggio della libellula tocca degli argomenti che ritengo realmente interessanti, e lo fa con naturalezza, trasmettendo al tempo stesso una profonda sensazione di disagio.
Tutte queste emozioni negative vengono riversate sul lettore attraverso Jess, la protagonista, uno dei personaggi più scomodi che ricordo di aver mai incontrato. Il suo ruolo è costruito abilmente dall'autrice, Jess è un'adolescente sleale e fragile, con il quale è praticamente impossibile empatizzare, il che rende la lettura davvero insolita e grottesca.
Nonostante quello che sto per dire, se gli YA vi piacciono e avete voglia di una storia un po' macabra e che vi tenga con il fiato sospeso vi consiglio di recuperarlo perché a modo suo è interessante.
Purtroppo però ho riscontrato anche delle pecche. Dell'antipatia di Jess ho già parlato, come ho detto non ci sono dubbi sul fatto che l'autrice l'abbia modellata esattamente per suscitare sensazioni contrastanti e nel contesto della storia questa scelta è sensata ma ciò non toglie che, avendola detestata, la lettura non sia sempre stata piacevole. La delusione più grande però è stata il finale, davvero sbrigativo e poco soddisfacente. Il caso di risolve senza pathos, in poche pagine, lasciando l'amaro in bocca al lettore e strappando un classico - quanto spiacevole - "tutto qui?" una volta girata l'ultima pagina.
È il genere di libro che secondo me poteva permettersi di più: più trama, più carne al fuoco, più pagine. Sarebbe stato davvero interessante ricamare più prove e indizi sul caso della piccola Stephenie Glass, era un romanzo con un grande potenziale, ma che non ha saputo dare il meglio. L'autrice ha preso una trama valida, con tematiche coraggiose, e l'ha tagliata e semplificata fino ad ottenerne una versione debole e troppo breve. Sono certa che, osando di più, ne sarebbe venuta fuori una storia indimenticabile, cruda e forte.
Anche se il potenziale del romanzo non è stato sfruttato al meglio, lo reputo comunque un buon YA Thriller, che mi ha ricordato alcuni libri dello stesso genere che da adolescente avevo adorato, quindi mi sento comunque di consigliarlo.

Conoscete questo romanzo? Fatemi sapere se lo avete letto o se magari avete altri YA Thriller da consigliarmi!

giovedì 1 luglio 2021

Recensione "La Lista dei Desideri" di Eoin Colfer

Buongiorno Lettori e buon giovedì, come state? Oggi vi lascio finalmente il mio parere su un romanzo per ragazzi che mi è piaciuto tantissimo. Ho letto La Lista dei Desideri per coprire la challenge di giugno 12 parole per 12 libri - la parola del mese era appunto desiderio - e non avrei potuto fare scelta migliore, è stato di grande compagnia! Fatemi sapere se conoscete questo titolo o, più probabilmente, se avete letto la saga più famosa dell'autore, Artemis Fowl.


Dall'autore di Artemis Fowl, l'incredibile, ironica,
irresistibile descrizione di un sorprendente aldilà.

Titolo: La Lista dei Desideri
Autore: Eoin Colfer
Prezzo: 9,00€
Pagine: 213
Pubblicazione: 2003
Editore: Mondadori


Trama: Meg Finn si è davvero messa nei guai. Guai ultraterreni. Maltrattata dal patrigno e divenuta un'estranea in casa propria dopo la morte della madre, la ragazzina è una combinaguai di prima categoria. Ma in seguito a un goffo - e tragicamente fallito - tentativo di svaligiare l'appartamento del vecchio Lowrie McCall, lei e il suo complice Rutto restano vittime di un incidente e si ritrovano in una situazione a dir poco calda. Per la precisione, l'anima di Meg rimane bloccata a mezza strada tra inferno e paradiso, e l'unica possibilità di salvezza che le resta è aiutare Lowrie McCall a trasformare in realtà i suoi più grandi desideri. Ma come convincere il vecchio brontolone ad aiutarla, dopo aver tentato di svaligiargli la casa? E, soprattutto, come sfuggire al mostruoso uomo-cane nato dalla fusione tra Rutto e il suo pitbull, che la insegue per ordine del Diavolo in persona?



Se c'è qualcuno che arriva sempre tardi, quella sono io. È da una vita che sento parlare bene di Colfer, ma in tutta onestà il suo famoso Artemis Fowl non mi ha mai incuriosita più di tanto. Ho quindi deciso di avvicinarmi alla sua penna con un romanzo autoconclusivo e penso di aver fatto la scelta giusta, perché La Lista dei Desideri mi è piaciuto tantissimo! La storia segue le vicende della quattordicenne Meg che, rimasta orfana e maltrattata dal patrigno, diventa una vera combinaguai. Le cose precipitano quando, insieme all'amico-nemico Rutto e al suo pitbull Raptor, nel tentativo di svaligiare la casa del vecchio Lowrie McCall, tutti e tre rimangono uccisi in uno sfortunato incidente di percorso. Meg, Rutto e il cane si ritrovano scaraventati nel famoso tunnel di luce, ma c'è un problema: l'anima di Meg ha totalizzato lo stesso numero di azioni buone e cattive, impedendole così di andare all'inferno o in paradiso. Per risolvere il problema San Pietro la rispedisce sulla terra come fantasma, dandole la possibilità di aiutare il vecchio McCall ad esaudire la sua lista dei desideri, guadagnandosi così l'accesso al paradiso. Troppo semplice? Ovviamente! Direttamente dall'inferno, infatti, Lucifero le sguinzaglia dietro Rutto e Raptor, fusi insieme in un ibrido umano-canino, deciso ad aggiungere l'anima di Meg alla sua collezione. Inizia così una corsa contro il tempo che, devo ammetterlo, ho trovato semplicemente geniale e divertentissima!

Una strepitosa commedia tra inferno e paradiso.

Vincitore del Premio Letteratura per Ragazzi nel 2004, questo libro si aggiudica un posto tra i titoli più ironici e brillanti che mi è capitato di avere tra le mani negli ultimi anni perché lasciatemelo dire, un romanzo "dai 12 anni in su" che riesce a far ridere a crepapelle anche un adulto, qualcosa di geniale ce l'ha per forza. 
Fin dalla prima pagina è chiarissimo che, nonostante il drammatico incidente che porta alla morte dei protagonisti e l'inserimento di alcune tematiche pesanti come la violenza domestica e il maltrattamento di minori, Colfer ci stia raccontando una storia cinica sì, ma anche leggera. Ironizzare su temi del genere senza cadere nel cattivo gusto è davvero difficile, ma in questo caso funziona tutto alla perfezione. Ho apprezzato tantissimo lo stile dell'autore, sarcastico e scorrevole, e anche il ritmo della narrazione, che procede spedita e serrata fino all'ultima pagine. Complice il totale di pagine - poco più di 200 - il romanzo non si perde in chiacchiere né pretende di dilungarsi in grandi prediche sul bene e il male. Quella tra Meg e Rutto è una vera e propria corsa contro il tempo, e io mi sono divertita da morire a seguire le loro assurde vicende. In particolare ho amato il rapporto che di pagina in pagina si va a creare tra Meg e McCall, vecchio brontolone che ha perso la gioia di vivere. Tra bisticci, battutine e colpi bassi, i due formano una strampalata coppia al quale è impossibile non affezionarsi.
Esilaranti anche i siparietti tra San Pietro e Belzebù, che offrono uno spaccato di paradiso e inferno semplicemente stupendi. Per non parlare del teatrale e lunatico Lucifero, signore del Male e personaggio assolutamente indimenticabile.
Diviso tra paranormale, magia e tecnologia, La Lista dei Desideri offre una combinazione perfetta di umorismo e avventura, una commedia che sfrutta l'eterna lotta tra Bene e Male per parlare al lettore, in maniera sempre leggera, di tematiche importanti come la vecchiaia, la solitudine e la paura. Secondo la mia esperienza questi sono i romanzi che funzionano meglio: quando si riesce a impartire ai giovani - ma non solo - degli insegnamenti validi, riuscendo al tempo stesso a farli ridere a crepapelle, il grosso del lavoro è fatto.
E se riesci a far piegare in due dalle risate e al tempo stesso commuovere anche un adulto, allora c'è poco da fare, hai scritto un piccolo capolavoro. La Lista dei Desideri è un romanzo che non dimenticherò facilmente e in futuro mi piacerebbe rileggerlo anche con Tristan, ci sono dei passaggi esilaranti che io stessa ho riletto più volte perché dai, quanto è bello potersi fare due risate alle spalle di Belzebù e di San Pietro? Questa è la dimostrazione che, qualche volta, parlare della morte senza rinunciare alla leggerezza è il metodo più efficace per raggiungere il cuore dei lettori.
Brillante, scorrevole e divertente, se cercate una lettura che vi tenga con il fiato sospeso non potete assolutamente perdervelo!
E se il giorno della mia morte scopro che inferno e paradiso non sono esattamente come li ha descritti Colfer in questo libro resterò davvero delusa, sappiatelo.

Fatemi sapere se avete letto questo libro di Colfer!
Mi consigliate la saga di Artemis Fowl?

mercoledì 9 giugno 2021

Recensione "La Ragazza degli Orsi" di Sophie Anderson

Buongiorno Lettori e buon mercoledì, come state? Oggi ho deciso di saltare l'appuntamento con gli aggiornamenti di lettura - anche se qualche titolo carino da mostrarvi lo avrei avuto - per parlarvi invece della mia lettura di maggio per la challenge 12 parole per 12 libri. La parola del mese era "scoperta", e io ho scelto La Ragazza degli Orsi, un romanzo per ragazzi che calza a pennello con la tematica. Vi aspetto nei commenti per sapere se lo avete letto o se vi piacerebbe farlo!


Dall’autrice di La casa che mi porta via, un incantevole racconto sull’importanza di sapere da dove si viene per diventare se stessi e sulla forza imbattibile delle storie per trovare il proprio posto nel mondo.


Titolo: La Ragazza degli Orsi
Autore: Sophie Anderson
Illustrazioni: Katherine Honesta
Prezzo: 16,00€
Pagine: 384
Pubblicazione: 2020
Editore: Rizzoli


Trama: La mia mamma adottiva, Mamochka, dice che avevo all’incirca due anni quando mi trovò fuori dalla grotta dell’orsa. Dice che me ne stavo in piedi nuda nella neve, ma con le guance rosa e calde e il più grande dei sorrisi. Capì all’istante che eravamo destinate a stare insieme. Yanka si interroga da sempre sulle proprie origini: è sicura che il mistero che avvolge la sua nascita abbia a che fare con l’irrequietezza che le agita il cuore. Per quanto ami il villaggio in cui è cresciuta con la madre adottiva, infatti, Yanka sente di appartenere a un altro mondo. La natura sembra parlarle; la foresta che circonda la sua casa le sussurra richiami sempre più insistenti. È lì, lei lo sente, che si nascondono le risposte che cerca. È lì, tra fiumi gelati e vulcani infuocati, che vive il ricordo di una storia scintillante come il più limpido cielo notturno. La sua storia: quella di Yanka l’orsa.


Noi lettori lo sappiamo: ci sono storie che parlano direttamente al nostro cuore. Non è una cosa che a me succede spesso, purtroppo. Dico purtroppo perché i libri che riescono a scavare e a farsi largo nel mio petto sono quelli che mi rimangono impressi a lungo e che, dopo tanti anni, riescono ancora a regalarmi grandi emozioni.
La Ragazza degli Orsi sarà uno di questi.
Conoscevo già l'autrice grazie a La casa che mi porta via, uscito qualche anno fa e candidato alla Carnegie Medal, il più importante premio letterario inglese per la letteratura per ragazzi, e finalista al premio Andersen, ma non avendo ancora avuto modo di recuperarlo ho deciso di immergermi direttamente in questa sua seconda opera. Non esagero quando dico che è bastato il prologo a farmi capire che sarebbe diventato uno dei miei libri preferiti: è stato un colpo di fulmine. Fin dalle prime pagine l'autrice ci trasporta in un luogo pieno di magia che, anche se non specificato, sono piuttosto certa corrisponda ad una foresta innevata della Russia. Appassionata di leggende della tradizione slava, la Anderson è riuscita a portare in vita descrizioni meravigliose, rendendo la lettura unica e appassionante, aiutata anche dalle meravigliose illustrazioni di Katherine Honesta, che accompagnano e arricchiscono il testo.

Un giorno mi piacerebbe scoprire la storia del mio passato,
e spero che sia un racconto pieno di meraviglia, che spieghi
chi sono e perché sono diversa, perché sento gli alberi
che sussurrano segreti, e perché avverto sempre la presenza
della foresta, che mi chiama a sé.

Quella di Yanka è una storia potente, che parla di insicurezze e di paure, ma anche di amore e coraggio. Yanka non sa nulla delle proprie origini, vive al villaggio insieme alla sua Mamochka, che l'ha allevata e cresciuta dopo averla trovata davanti alla grotta dell'orsa, quando lei era piccola. Ma Yanka si è sempre sentita diversa, più grande e forte dei ragazzi della sua età, strana, e in mezzo agli altri non ha mai trovato il suo posto. Fuori dal villaggio, la Foresta di Neve le parla. La chiama a sé, sussurrando e incantandola con il suo mistero, e Yanka sa di appartenerle.
Inizia così un viaggio alla ricerca non solo delle proprie radici, ma anche del proprio posto nel mondo. Intervallato dalle fiabe del saggio e misterioso Anatoly e scritto in maniera scorrevole e appassionante, La Ragazza degli Orsi è una favola senza tempo, pregna di magia e di vecchie tradizioni, che affascina dalla prima all'ultima pagina.
Una delle cose che ho amato di più è stato proprio il percorso di crescita di Yanka, che per affrontare le avversità e scoprire le sue origini dovrà imparare a fidarsi degli altri ma, ancora di più, a fidarsi di se stessa e della sua diversità. Romanzi di formazione come questo sono davvero preziosi, riescono a parlare al cuore dei lettori - giovani e non - e a infondere speranza e insegnamenti validissimi.
Con La Ragazza degli Orsi l'autrice è riuscita ad emozionarmi tantissimo, ho riso grazie a Trappola e Yuri, ma ho anche sentito forte e chiaro il dolore di Yanka, la solitudine di Anatoly e l'amore incondizionato di Mamochka. Ho divorato una pagina dopo l'altra, curiosa e speranzosa, ma mi sono anche commossa di fronte alla potenza dei messaggi che, in maniera così delicata e incantevole, l'autrice ha saputo nascondere nell'avventura di Yanka e del gruppo di amici che la accompagna.
Onestamente non cambierei una sola virgola di questo romanzo, lo ritengo davvero un piccolo capolavoro adatto a grandi e piccini, e so che la Foresta di Neve mi mancherà moltissimo, ma mi resterà nel cuore per molto tempo. E, dato che uno dei personaggi che ho amato di più è stata proprio la casa con le zampe di gallina - dimora delle Yaga, le streghe che aiutano le anime dei morti a raggiungere le stelle - ho subito provveduto a recuperare La casa che mi porta via, che non vedo l'ora di leggere. Tra le tante tematiche trattate infatti c'è anche quella della morte, indissolubilmente legata alle leggende e alla magia che caratterizzano l'intero romanzo.
Oltre ad essere uno dei più belli romanzi di formazione per ragazzi che mi sia capitato tra le mani, La Ragazza degli Orsi è senza alcun dubbio un titolo potente, delicato e coraggioso, che offre ottimi spunti di riflessione e regala grandi emozioni.
E lo fa in una maniera semplicemente perfetta.

Conta solo come mi vedo io.

Fatemi sapere se conoscete questo romanzo o se avete letto qualcosa dell'autrice!

lunedì 22 marzo 2021

Recensione "Il linguaggio segreto dei fiori" di Vanessa Diffenbaugh

Buongiorno Lettori e buon lunedì, come state? Spero abbiate trascorso un bel weekend, sabato è ufficialmente iniziata la primavera e, nonostante il vento gelido, mi sono goduta un po' il sole. Per quanto ami l'autunno e l'inverno, vedere la natura sbocciare è sempre uno spettacolo meraviglioso. E a proposito di primavera, oggi voglio lasciarvi il mio parere su Il linguaggio segreto dei fiori, titolo che ho letto per la challenge 12 parole per 12 libri di marzo. Se mi seguite su Instagram saprete già che non l'ho apprezzato per niente, ma sono curiosa di sapere cosa ne pensate voi, se vi va ditemelo nei commenti, so che è stato un bestseller molto amato!


Non mi fido, come la lavanda. Mi difendo, come il rododendro.
Sono sola, come la rosa bianca, e ho paura.
E quando ho paura, la mia voce sono i fiori.

Titolo: Il linguaggio segreto dei fiori
Autore: Vanessa Diffenbaugh
Prezzo: 18,60€
Pagine: 359
Pubblicazione: 2011
Editore: Garzanti


Trama: Victoria ha paura del contatto fisico. Ha paura delle parole, le sue e quelle degli altri. Soprattutto, ha paura di amare e lasciarsi amare. C'è solo un posto in cui tutte le sue paure sfumano nel silenzio e nella pace: è il suo giardino segreto nel parco pubblico di Portero Hill, a San Francisco. I fiori, che ha piantato lei stessa in questo angolo sconosciuto della città, sono la sua casa. Il suo rifugio. La sua voce. È attraverso il loro linguaggio che Victoria comunica le sue emozioni più profonde. La lavanda per la diffidenza, il cardo per la misantropia, la rosa bianca per la solitudine. Perché Victoria non ha avuto una vita facile. Abbandonata in culla, ha passato l'infanzia saltando da una famiglia adottiva a un'altra. Fino all'incontro, drammatico e sconvolgente, con Elizabeth, l'unica vera madre che abbia mai avuto, la donna che le ha insegnato il linguaggio segreto dei fiori. E adesso, è proprio grazie a questo magico dono che Victoria ha preso in mano la sua vita: ha diciotto anni ormai, e lavora come fioraia. I suoi fiori sono tra i più richiesti della città, regalano la felicità e curano l'anima. Ma Victoria non ha ancora trovato il fiore in grado di rimarginare la sua ferita. Perché il suo cuore si porta dietro una colpa segreta. L'unico capace di estirparla è Grant, un ragazzo misterioso che sembra sapere tutto di lei. Solo lui può levare quel peso dal cuore di Victoria, come spine strappate a uno stelo. Solo lui può prendersi cura delle sue radici invisibili.


Come al solito io arrivo tardi a leggere romanzi famosi e titoli bestseller, niente di nuovo. Di solito succede perché quando di un libro si parla ovunque il fastidio ha il sopravvento sulla curiosità, e preferisco lasciar passare del tempo prima di dedicarmici. In questo caso di anni ne sono passati addirittura dieci, perché Il linguaggio segreto dei fiori è stato un caso editoriale nel 2011 e, a quanto ricordo, è stato amato e osannato più o meno da chiunque. Non nascondo di averlo iniziato con poca convinzione, soprattutto perché con gli anni ho capito che di Garzanti apprezzo poco le traduzioni - gusti personali, ovviamente - e a pelle non avevo una sensazione positiva, ma ho sempre amato le piante e i loro significati, quindi ho cercato di mettere da parte i pregiudizi e gli ho dato una chance.
È andata decisamente male. Fin dalle prime pagine ho ritrovato quello stile piatto e apatico che ormai associo a tutti i romanzi di narrativa tradotti da questa casa editrice - penso di dovermi mettere l'anima in pace, evidentemente non incontrano i miei gusti - e la storia ci ha messo molto, troppo, a ingranare. Ho trovato l'inizio lento e noioso, senza contare che raramente apprezzo flashback e salti temporali, quindi il fatto che la storia sia intervallata da capitoli che raccontano il passato della protagonista, per quanto utili a capire la sua storia famigliare, non ha decisamente aiutato.  Il problema più grande però è stato proprio Victoria, personaggio centrale che ho detestato dalla prima all'ultima pagina. Victoria viene descritta come una giovane donna problematica, dal passato difficile, che fatica a rapportarsi con le persone e preferisce comunicare attraverso i fiori che tanto ama. Il problema è che nei suoi confronti per tutto il libro ho provato solo fastidio e disagio, non sono riuscita ad empatizzare con lei né a capire le sue reazioni assurde o i suoi gesti all'apparenza insensati. Forse è stata una mancanza mia, ma lo stile dell'autrice e la storia banale non sono proprio riusciti a farmi provare nulla nei confronti di Victoria, se non una gran voglia di scrollarla e dirle "ma anche basta, riprenditi". Razionalmente mi rendo conto che si parla di una ragazza con delle problematiche, ma il fastidio ha superato qualsiasi altra emozione, compassione compresa.
Vorrei poter dire di aver apprezzato almeno il tema del significato dei fiori, ma non è stato così. È sicuramente stata fatta una ricerca approfondita dell'argomento ma, nonostante se ne parli per tutto il romanzo, la presenza di piante e fiori non mi ha fatto né caldo né freddo, anzi, ho trovato il rapporto tra essi e la protagonista molto debole.
Nonostante tutte queste problematiche, la prima parte del romanzo è stata relativamente scorrevole e non eccessivamente fastidiosa, infatti pensavo di assegnargli come voto una sufficienza stiracchiata. Purtroppo nella seconda parte subentra una tematica che non mi aspettavo: la maternità. Non voglio scendere nei particolari per evitare spoiler, ma quando si parla di gravidanza e maternità inizio a sudare freddo, perché in fatto di letture ho avuto delle pessime esperienze - ricordo ancora l'orrore mentre leggevo Lo strano caso dell'apprendista libraia, sempre edito Garzanti - e ormai ho imparato che, standomi molto a cuore, raramente sono soddisfatta di come viene trattato nei romanzi. Il linguaggio segreto dei fiori personalmente trovo che trasmetta dei messaggi molto negativi e dannosi sull'argomento, e la cosa che non mi va giù è che nella maggior parte dei casi questi non vengono giustificati o argomentati dall'autrice. Io penso sempre che sia giusto e importante raccontare storie difficili e trattare temi scomodi, ma se lo si fa senza dare al lettore una spiegazione l'effetto raramente è istruttivo, perché non permette di riflettere su ciò che stiamo leggendo e di capire quindi che cosa c'è di sbagliato in quello che l'autore sta raccontando.
Per quanto mi riguarda Il linguaggio segreto dei fiori aveva un grande potenziale, ma è stato sviluppato in maniera superficiale e poco adatta a far riflettere il lettore. A me non ha trasmesso nulla, non ho apprezzato lo stile né la trama, non sono riuscita ad affezionarmi a nessun personaggio e non ho empatizzato neanche lontanamente con la protagonista, che continuo a trovare un personaggio negativo e fastidioso. Naturalmente questo è il mio personale parere, se il libro è diventato un caso editoriale in tutto il mondo un motivo ci sarà, ma per quanto riguarda la mia sensibilità e le mie esperienze di vita, questo libro non mi ha colpita in alcun modo, al contrario, mi ha lasciato una sensazione di disagio e fastidio. Tornando indietro non lo leggerei, mi ha ricordato moltissimo Eleanor Oliphant sta benissimo e Lo strano caso dell'apprendista libraia, entrambi editi da Garzanti e finiti sulla mia lista nera. Se a voi questi due titoli sono piaciuti vi consiglio di recuperare questo bestseller della Diffenbaugh, perché la probabilità che lo amiate è altissima. Se invece sono romanzi che vi hanno urtato l'anima, come nel mio caso, risparmiate soldi e tempo e dedicatevi ad altre letture.
Sono davvero dispiaciuta di essere rimasta così delusa e infastidita da questo romanzo, in futuro spero di trovare la voglia di dare all'autrice una seconda chance, anche perché ho già in casa un altro suo romanzo, ma credo proprio che se ne riparlerà fra parecchio tempo.

Cosa ne pensate voi di questo libro, vi è piaciuto?

giovedì 21 gennaio 2021

Recensione "La strada" di Cormac McCarthy

Buongiorno Lettori e buon giovedì, come state? Spero che la settimana stia trascorrendo al meglio. Anche se non è lunedì, oggi voglio tenervi compagnia con la recensione del libro che ha aperto il mio 2021 e a cui ho dato il massimo dei voti. Come sapete ho sempre difficoltà a parlarvi dei titoli che ho amato, ma ho fatto del mio meglio, sperando che il mio parere possa in qualche modo esservi utile. Sarei felice di sapere nei commenti che cosa ne pensate voi o se magari avete visto il film!


Da La strada, vincitore del Premio Pulitzer 2007,
è stato tratto il film The Road con Viggo Mortensen e Charlize Theron.


Titolo: La strada
Autore: Cormac McCarthy
Prezzo: 12,00€
Pagine: 220
Pubblicazione: 2013
Editore: Einaudi
 
 

Trama: Un uomo e un bambino viaggiano attraverso le rovine di un mondo ridotto a cenere in direzione dell’oceano, dove forse i raggi raffreddati di un sole ormai livido cederanno un po’ di tepore e qualche barlume di vita. Trascinano con sé sulla strada tutto ciò che nel nuovo equilibrio delle cose ha ancora valore: un carrello del supermercato con quel po’ di cibo che riescono a rimediare, un telo di plastica per ripararsi dalla pioggia gelida e una pistola con cui difendersi dalle bande di predoni che battono le strade decisi a sopravvivere a ogni costo. E poi il bene più prezioso: se stessi e il loro reciproco amore.


"QUANDO SOGNERAI DI UN MONDO CHE NON È MAI ESISTITO O DI UNO CHE NON ESISTERÀ MAI E IN CUI SEI DI NUOVO FELICE, VORRÀ DIRE CHE TI SEI ARRESO."


Quando ho deciso di iniziare l'anno con La strada, sapevo di non aver fatto una scelta leggera. Sono anni che ne sento tessere le lodi e a grandi linee ricordavo la trama, quindi ero pronta ad affrontare una lettura intensa e cruda. Quello che non mi aspettavo era di innamorarmi follemente del dolore che queste pagine raccontano. Perché è così che è andata: ci ho lasciato un pezzetto di cuore, in questo libro. In due parole, attraverso la penna graffiante di McCarthy seguiamo il lento ed estenuante viaggio di un padre e di suo figlio, di cui non sapremo mai i nomi, che in uno scenario post-apocalittico cercano di sopravvivere e di raggiungere una zona più calda. I pochi averi custoditi in un carrello, un telo di plastica come unico rifugio da un mondo ridotto in cenere. Quest'ambientazione cupa e desolata è il primo elemento di cui mi sono innamorata. Nessun prologo che prepari il lettore a ciò che sta per vivere, nessuna spiegazione sulla catastrofe nucleare che anni prima ha raso al suolo il mondo, lasciandosi dietro una scia di buio, gelo e morte. L'autore non lascia possibilità di fuga, fin dalla prima riga veniamo trascinati senza pietà in quella che per i protagonisti, l'uomo e il bambino, è ormai la normalità: la fame, il freddo, gli stenti. Più leggevo più mi sentivo devastata dalla loro condizione, così estrema e al tempo stesso terribilmente realistica. Leggere questo romanzo è stato complicato, un'esperienza tutt'altro che leggera, ma che mi ha segnata moltissimo. Di fronte ai pericoli, alla morte e alla disperazione mi sono più volte trovata a chiedermi che cosa avrei fatto io, come mi sarei comportata, e la presenza del bambino non può lasciare indifferenti. Da mamma, questo libro è stato agghiacciante, un pugno nello stomaco. Nella sua sofferenza, nell'angoscia e nel senso di devastazione che porta con sé, però, questo testo mi ha scavato un buco dentro. La narrazione è lenta, cupa, oscura. Le parole soppesate, affilate, crudeli come la vita fredda e grigia condotta dai due protagonisti, che lottano per sopravvivere. La trama di suo non racconta niente che non abbiamo già visto o letto in tanti film e libri distopici/post-apocalittici, ma la penna di McCarthy ha un peso immenso, scava nell'animo umano portandone alla luce il meglio e il peggio.

Nessuna lista di cose da fare. Ogni giornata sufficiente a se stessa. Ogni ora. Non c’è un dopo. Il dopo è già qui. Tutte le cose piene di grazia e bellezza che ci portiamo nel cuore hanno un’origine comune nel dolore. Nascono dal cordoglio e dalle ceneri.

La strada è una storia che fa paura. Che parla di solitudine e di orrore, ma proprio per questo offre moltissimi spunti di riflessione su tematiche pesanti e devastanti. Il lento viaggio di padre e figlio si trasforma in una metafora sulla vita e la morte, il bene e il male e ciò che ancora ha valore quando tutto cade a pezzi. Cosa ci resta, quando intorno a noi ci sono solo gelo e fame? Rimane l'amore, rimangono i ricordi. Ma bastano per sopravvivere? Domande che fanno male al cuore, perché le risposte sono inevitabilmente dolorose.
Personalmente non avrei cambiato una virgola di questo libro e nonostante l'angoscia profonda che ho provato credo mi abbia donato moltissimo. Non lo consiglio se cercate una storia scorrevole e ricca di azione, e ancor meno se la violenza e le tematiche controverse vi fanno soffrire. Ma spero con tutto il cuore che lo leggerete, perché per quanto mi riguarda questo breve romanzo è stato come un canto funebre: triste, straziante, crudele. Ma profondo, commovente e intenso in maniera sconcertante. Senza dubbio è un romanzo che spinge il lettore a riflettere, penso che una volta arrivati all'ultima pagina sia impossibile non averne tratto dei tristi e dolorosi insegnamenti, perché le emozioni te le strappa fuori dal petto una riga alla volta. Io di certo non dimenticherò tanto facilmente il groppo in gola e il malessere che mi hanno accompagnata dalla prima all'ultima pagina. E gli devo tanto per questo.


Se vi va fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate di questo libro, lo avete letto? O magari avete visto il film?

martedì 29 dicembre 2020

♥ Presentazione Challenge librosa 2021 ♥ 12 parole per 12 libri

Buongiorno Lettori e buon martedì, come state? Anche da voi è arrivata la neve ieri? Qui da me ne è caduta moltissima e, anche se soffro terribilmente il freddo, amo vedere il paesaggio innevato. Ovviamente però non siamo qui per parlare del tempo, ma perché l'anno sta per finire e non potevamo certo dare il benvenuto al 2021 senza qualche nuovo progetto, non trovate?

Come avrete capito dal titolo stiamo parlando di una Challenge di lettura creata insieme a Stefy del blog Cricche Mentali e Cri de I Libri di Cristina. Naturalmente vi consiglio a passare sia sui loro blog che sui profili Instagram, dove si svolgerà la sfida. Abbiamo chiamato questo progetto 12 PAROLE PER 12 LIBRI ma non vi preoccupate, anche se durerà un intero anno si tratta di una sfida piuttosto elastica perché non volevamo che diventasse un peso né per voi né per noi.

Come da titolo, l'idea alla base del progetto è facilmente intuibile: abbiamo associato una parola specifica ad ogni mese dell'anno, e la sfida consisterà nel leggere qualcosa - romanzo, saggio, fumetto, graphic novel, vale tutto - che contenga quella determinata parola. La parola del mese deve essere presente nel titolo del libro che sceglierete o, in alternativa, può essere un elemento chiave della storia, anche in questo caso non abbiamo voluto mettere troppi paletti.


COME SI SVOLGE LA CHALLENGE

12 PAROLE PER 12 LIBRI


In maniera semplicissima: prima di tutto non è necessario iscriversi da nessuna parte e non siete obbligati a seguire me, Stefy e Cristina su nessun social (ovviamente saremo felici se vorrete farlo comunque, nel caso i nostri contenuti vi interessino davvero), vi basta leggere di mese in mese un libro che contenga la parola prescelta e, se volete, potreste parlarne su Instagram dedicando a queste 12 letture una foto nel vostro feed - oppure nelle storie, dove vi trovate più comodi - utilizzando l'hashtag #12paroleper12libri e taggando me, Stefy e Cristina così che potremo condividere i vostri titoli anche sui nostri profili!

Naturalmente anche noi tre parteciperemo e ogni mese troverete sui nostri profili Instagram una foto dedicata al titolo che abbiamo letto! Direi che è arrivato il momento di svelarvi le 12 parole che abbiamo scelto, ovviamente se partecipate a più Challenge, gruppi di lettura o iniziative varie niente di vieta di scegliere un libro che copra più obiettivi!



Ricapitolando, per partecipare vi basta leggere di mese in mese un libro (romanzo, fumetto, ebook, audiolibro, graphic novel...) che contenga la parola prescelta nel titolo oppure come elemento chiave della trama. Un esempio per togliervi qualsiasi dubbio: la parola di gennaio sarà VIAGGIO, e io ho deciso di leggere La strada di Cormac McCarthy, che racconta appunto la storia di un lungo viaggio, in cui padre e figlio cercano di sfuggire al freddo invernale in uno scenario post apocalittico.


Qui di seguito vi lascio nuovamente le 12 parole, nel caso aveste difficoltà a leggerle dal banner, e tutti i contatti dove trovare me, Stefy e Cristina!


GENNAIO: VIAGGIO

FEBBRAIO: DESTINO

MARZO: FIORI

APRILE: FAMIGLIA

MAGGIO: SCOPERTA

GIUGNO: DESIDERIO

LUGLIO: AMICIZIA

AGOSTO: MARE

SETTEMBRE: MAGIA

OTTOBRE: OMBRE

NOVEMBRE: BOSCO

DICEMBRE: NEVE


BLOG:   Cricche mentali     ♥     I Libri di Cristina


INSTAGRAM:   seli_rowan   ♥   stefania_siano   ♥   i.libri.di.cristina


Cosa ne pensate di questa Challenge?
Fatemi sapere se parteciperete!