lunedì 28 maggio 2018

Recensione "Io vi chiedo il diritto di morire"

Buongiorno Lettori! Avete passato un buon weekend? Io non ho grandi novità da raccontarvi, non avendo impegni particolari  e con il pc fuori uso ho approfittato per leggere un po'. Dovrei finire di guardare la seconda stagione di 13 Reasons Why e la prima di The Good Place, ma ultimamente non ho molta voglia di stare davanti alla Tv. Voi state seguendo qualche serie che volete consigliarmi?


Eutanasia di un figlio: il testamento choc del ragazzo
che ha chiesto alla madre di dargli la morte.

Titolo: Io vi chiedo il diritto di morire
Autore: Vincent Humbert e Frédéric Veille
Prezzo: 12,50€
Pagine: 180
Pubblicazione: 2003
Editore: Sonzogno



Trama: 24 settembre 2000: Vincent Humbert, diciannove anni, ha un terribile incidente stradale che, dopo nove mesi di coma, lo lascia tetraplegico, muto e quasi cieco, ma drammaticamente lucido. Novembre 2002: in preda a continue, indicibile sofferenze, Vincent detta a un'infermiera una lettera aperta per Chirac, in cui manifesta pubblicamente la volontà di morire. Ma Chirac non può aiutarlo, anzi, lo incita a vivere. 24 settembre 2003: nel terzo anniversario dell'incidente, Marie, la madre di Vincent, gli inietta una dose letale di barbiturici, come avevano precedentemente concordato. Non viene arrestata, ma resta in attesa di giudizio. 26 settembre 2003: alle 12 e trenta Vincent muore, dopo due giorni di coma.

"Perché capiate meglio, perché il dibattito sull'eutanasia faccia un passo avanti, perché questa parola e questo atto non siano più un argomento tabù, perché non si lasci più vivere persone lucide come me che vogliono morire, ma che da sole non possono mettere fine alle loro sofferenze, ho voluto questo libro che non leggerò mai da vivo."

Quando leggo testimonianze del genere scrivere una recensione utile e oggettiva mi viene davvero difficile, non è la prima volta che lo dico. Ho sempre pensato che se una persona arrivi a usare la scrittura come valvola di sfogo o per superare un trauma - in caso di autobiografie o storie vere, naturalmente - mettere in discussione lo stile o altre scelte tecniche dell'autore non fosse poi così rilevante, credo che ognuno abbia il proprio modo di elaborare il dolore. Nel caso di questo breve testo a parlare, per così dire, è Vincent, rimasto tetraplegico, muto e cieco dopo un incidente stradale. Esercitando una leggera pressione del pollice mentre la madre gli detta lentamente le lettere dell'alfabeto, Vincent torna a comunicare con il mondo esterno, dimostrando così di essere drammaticamente lucido. Un ragazzo giovanissimo intrappolato nel proprio corpo immobile, un corpo che gli causa sofferenza e che non riconosce né accetta più, tanto da chiedere il diritto di morire in un paese in cui scrivere il proprio finale è ancora tabù. Parlare di eutanasia non è semplice ma Vincent, con l'aiuto del giornalista francese Frédéric Veille, è riuscito mettere nero su bianco non solo la sua storia, ma anche una vera e propria denuncia nei confronti di chi continua a negare la possibilità di andarsene serenamente a chi come lui è destinato a soffrire fino alla fine dei suoi giorni.

Perché tanta ipocrisia in questo mondo di adulti? Un mondo che ho solo sfiorato nella mia vita e che in questo ospedale mi sembra popolato più da giudici che da persone.

La voce di Vincent è una voce che nonostante il dolore non ha mai perso l'ironia né la sincerità, se siete in cerca di una storia strappalacrime e commovente questo non è il testo che fa per voi. Sono pagine dolorose, che portano il lettore a riflettere su situazioni estreme, ma testimonianze del genere sono necessarie affinché i diritti di queste persone vengano riconosciuti e rispettati. Personalmente credo non si possa mai capire del tutto cosa si provi a vivere una vita spezzata o a stare accanto a qualcuno che, nonostante l'amore dei famigliari, chieda ostinatamente di morire. Io una piccola e tragica esperienza l'ho avuta e resto dell'idea che nei casi più estremi siano i diretti interessanti a dover scegliere come andarsene, ma che voi siate d'accordo o meno questo libro vi permetterà di vedere le cose dal punto di vista brutale e onesto di chi si è visto negare dal mondo anche la possibilità di morire dignitosamente. Quindi - a meno che non siate davvero tremendamente sensibili - non dovreste correre il rischio di consumare scatole di kleenex durante la lettura, soprattutto perché l'ultima cosa che Vincent desiderava era essere compatito. Queste pagine non vogliono essere altro che il grido di protesta di un ragazzo che prima di andarsene ha fatto tutto ciò che era in suo potere per far sì che chi come lui soffre venga ascoltato e compreso. Personalmente ho apprezzato moltissimo questo lavoro, che porta il lettore a provare non pietà o pena, ma solo tanta voglia di combattere per chi tutt'ora sta vivendo una situazione simile a quella di Vincent. Si tratta di una testimonianza forte e importante, che vi consiglio anche e soprattutto se avete la fortuna di non aver mai vissuto né da vicino né da lontano questo doloroso percorso.

È dura, durissima e terribilmente difficile,
chiedere a colei che vi ha dato la vita di darvi la morte.


Fatemi sapere se questo libro
vi incuriosisce o se lo avete letto!

10 commenti:

  1. La prima citazione, Perché tanta ipocrisia in questo mondo di adulti?... è un pugno nello stomaco.

    Questa favola che ci raccontiamo, della vita che vale sempre la pena di essere vissuta, e che propiniamo ai nostri figli o fratelli più giovani, questa lana grigia di cui imbottiamo il corridoio, fingendo che non ci sia un'uscita là in fondo.

    E' paradossale e ironico che sia un ventenne a parlarci di come si muore.

    Lo leggerò; grazie per questa recensione.

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    1. Credo che la forza di questa testimonianza stia proprio nel far capire che a volte, per quanto triste o brutto, restare attaccati alla vita è solo causa di sofferenza. È emotivamente doloroso rendersene conto, ma è anche giustissimo parlarne per chi sta tutt'ora lottando per andarsene in maniera dignitosa. Spero che ti piaccia, è un titolo un po' datato ma sempre attuale vista la tematica.

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    2. Immagino di sì; purtroppo non è cambiato molto in questi 15 anni.

      Ho visto che in biblioteca da me c'è, quindi sarà fra le mie prossime letture.

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  2. Mi hai colpito con questo libro, se lo trovo in giro sicuramente lo comprerò, mi piacciono molto le storie vere che fanno riflettere.
    Come sempre stimo le tue letture e la tua forza nel fare questo tipo di letture.
    Un bacione.

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    1. Ciao Cry! Mi rendo conto sempre più spesso di quanto utilizzo la lettura per affrontare le mie paure, non ci avevo mai fatto caso prima :) Credo che questa testimonianza potrebbe piacerti, se la leggi fammi sapere che ne pensi!

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  3. Mi incuriosisce tantissimo questo libro.

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    1. È davvero una lettura intensa e importante, vale la pena di leggerlo :)

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  4. Mamma mia, tema terribilmente forte e crudo, ma pur non avendolo letto (ma lo inserisco già in wishlist) posso già dire che secondo me tutti dovrebbero leggerlo. Perché spesso si parla di situazioni senza sapere effettivamente cosa comporta quella determinata situazione. E leggere di come si sente una persona come Vincent penso possa avvicinare le persone al problema tanto chiacchierato l'eutanasia si o eutanasia no. Io personalmente sono della tua stessa opinione, quando la situazione è talmente grave sarebbe giusto far scegliere a chi il dolore e la sofferenza la prova sulla proprio pelle.

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    1. È vero Fede, l'eutanasia viene ancora vista come un peccato terribile, secondo me invece non c'è nulla di ingiusto. Scegliere di andarsene se la vita è solo sofferenza non è debolezza, anzi, è una decisione che richiede coraggio e supporto e andrebbe presa solo da chi nel dolore ci vive. Dopo l'ictus di mia mamma è capitato spesso che nei suoi momenti di depressione parlassimo di questo tema, credo che "sarebbe stato meglio se fossi morta" sia una delle cose più forti e dolorose che abbia mai sentito dire, ma la verità è anche questa e va ascoltata. Se un giorno leggerai la testimonianza di Vincent fammi sapere cosa ne pensi :)

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  5. Sono d'accordissimo, non si può sapere cosa comporta un dolore e una sofferenza finché non la si prova sulla propria pelle. Non appena lo leggerò sarò felice di scambiare con te la mia opinione

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